C'è una regione italiana dove l'inverno non è una stagione da sopportare, ma da attraversare con lentezza. Una terra stretta tra montagne e pianura, dove i borghi medievali conservano segreti longobardi e i carnevali alpini portano in strada maschere di legno scolpite a mano.
Tra febbraio e marzo il freddo qui ha ancora carattere, ma le giornate si allungano e i turisti sono pochi. È il momento perfetto per scoprire questi luoghi senza folla, quando le piazze vuote restituiscono il silenzio antico delle pietre.
Il borgo delle mummie e della lavanda
Il primo paese da segnare in agenda è un gioiello fortificato in provincia di Udine. Le sue mura trecentesche sono rimaste quasi intatte, caso raro in tutto il nord-est. Ancora più raro è ciò che custodisce la cripta della Cappella di San Michele: cinque mummie naturali, scoperte nel 1647 e conservate grazie a un particolare fungo presente nel sottosuolo.
Il borgo fu devastato dal terremoto del 1976 e ricostruito pietra su pietra, con pazienza certosina. Oggi è l'unico esempio rimasto di cittadina fortificata del Trecento in tutta la regione. Nel 2017 ha vinto il titolo di Borgo dei Borghi. Si chiama Venzone, ed è dichiarato Monumento Nazionale dal 1965.
Il carnevale delle maschere di legno
A oltre 1.200 metri di quota, circondato dalle Dolomiti, sorge un villaggio dove ancora si parla un dialetto di origine bavarese. Il Carnevale qui non è folklore per turisti: è un rito antico che si tramanda di generazione in generazione.
Il protagonista è il Rollate, figura imponente vestita con un pellicciotto simile al manto di un orso. Porta legati in vita i rolln, campanacci sferici che risuonano mentre cammina. Le tre domeniche prima della Quaresima sono dedicate ai poveri, ai contadini e ai signori. Ogni mascherata attraversa le quindici borgate di case in legno costruite con la tecnica tradizionale del Blockbau. È Sappada, isola linguistica germanofona nel cuore delle montagne.
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La città a forma di stella
Vista dall'alto, la pianta è perfetta: nove punte disegnate con precisione matematica. Fu costruita nel 1593 dalla Repubblica di Venezia per resistere alle incursioni turche. Nel 1500 anche Leonardo da Vinci venne inviato qui dal Senato veneto per studiare nuovi sistemi di difesa.
Le tre cerchie murarie concentriche sono ancora intatte. La piazza centrale, esagonale, ospita un duomo che è il miglior esempio di architettura veneziana dell'intera regione. Dal 2017 è Patrimonio UNESCO. Si chiama Palmanova e d'inverno le sue strade ordinate hanno un silenzio quasi surreale.
La capitale longobarda
Fondata da Giulio Cesare con il nome di Forum Iulii, questa città fu il primo ducato longobardo d'Italia a partire dal 568. Il suo cuore è il Tempietto Longobardo, gioiello dell'VIII secolo che conserva stucchi e affreschi di straordinaria bellezza. È uno dei sette siti del patrimonio seriale UNESCO "Longobardi in Italia".
A unire le due sponde del fiume Natisone c'è il Ponte del Diavolo, ricostruito nel XV secolo e avvolto da leggende. Si chiama Cividale del Friuli e a fine inverno il suo fascino medievale si gode senza la calca estiva.
L'abisso azzurro
Nella pedemontana pordenonese, un borgo attraversato da canali custodisce una delle sorgenti più profonde d'Europa. Il Gorgazzo è una cavità carsica esplorata fino a 222 metri di profondità. L'acqua che ne sgorga ha un colore blu intenso con riflessi turchesi che cambia continuamente con la luce.
Nel centro storico, palazzi in stile veneziano si affacciano sui corsi d'acqua. Il pittore Luigi Nono immortalò questi luoghi nel 1872. Si chiama Polcenigo, Borgo più bello d'Italia dal 2001.
L'abbazia nella selva
Il nome latino "in Sylvis" ricorda l'antica foresta che la circondava. Questa abbazia benedettina fu fondata nella prima metà dell'VIII secolo e oggi conserva un ciclo di affreschi della scuola di Giotto che secondo alcuni esperti la rende il secondo sito giottesco più importante del nord Italia dopo la Cappella degli Scrovegni.
L'intero complesso ha l'aspetto di un castello fortificato, con una torre d'ingresso superstite delle sette originarie. È Sesto al Reghena, in provincia di Pordenone.
Tutti questi borghi appartengono al Friuli Venezia Giulia, regione appartata nell'estremo nord-est italiano. In febbraio e marzo le sue valli sono ancora silenziose, i suoi musei semivuoti, le sue osterie calde. Il momento giusto per chi cerca l'Italia autentica, lontano dalla folla.






