Il borgo dei pescatori in Sicilia dove tutto è rimasto com'era un secolo fa, ecco cosa lo rende unico

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Nicola

Il borgo dei pescatori in Sicilia dove tutto è rimasto com'era un secolo fa, ecco cosa lo rende unico

C'è un punto della Sicilia, quasi al fondo della carta geografica, dove succede qualcosa di strano. Il tempo rallenta. Non è un modo di dire, non è retorica da cartolina. È una sensazione fisica che si avverte appena si mettono i piedi sulla pietra liscia della piazza principale.

Le case sono basse, color miele e sabbia. Hanno le persiane socchiuse, i muri spessi, le porte che lasciano filtrare rumori domestici. Sono le stesse case che i pescatori abitavano nel Seicento. Ristrutturate, certo, ma nella loro struttura originale. Nessuno le ha tirate giù per costruire qualcosa di più moderno. Nessuno ha pensato che servisse un palazzo in più.

Ed è questo, forse, il dettaglio che colpisce di più. Non è un borgo restaurato per sembrare antico. È un borgo che antico lo è davvero.

Tutto cominciò con una tonnara

La storia parte da lontano. Intorno all'anno Mille gli Arabi costruirono qui un impianto per la pesca del tonno. Il nome del villaggio, che si scoprirà tra poco, ha radici arabe e significa qualcosa come "piccolo porto". Attorno a quella tonnara nacque un approdo, poi un pugno di case, poi una comunità intera che viveva di mare e di reti.

Nel 1630 la famiglia dei principi di Villadorata comprò tutto: tonnara, terreni, destino del borgo. Fecero arrivare muratori e operai. Costruirono le prime abitazioni stabili. Nel 1752 il principe volle di più: un palazzo nobiliare, una chiesa dedicata a San Francesco di Paola e le casette dei pescatori disposte in cerchio intorno alla piazza. Quella tonnara, nel giro di un secolo, sarebbe diventata la seconda più importante del Regno delle Due Sicilie, superata solo da quella di Favignana.

Ancora oggi la piazza ha esattamente quella forma. Le casette sono diventate trattorie e botteghe artigianali, ma l'impianto urbanistico è rimasto identico. Chi guarda una stampa d'epoca e poi alza gli occhi sulla piazza vera fatica a trovare differenze.

La piazza che si apre sul mare

Il cuore di tutto è piazza Regina Margherita, un rettangolo di pietra che finisce direttamente sull'acqua. Da un lato il palazzo dei Villadorata, con il suo portale in arenaria e lo stemma nobiliare ancora visibile sulla facciata. Dall'altro le due chiese, entrambe dedicate allo stesso santo patrono: la più antica, settecentesca, costruita accanto alla tonnara; la più recente, del 1950, con un rosone romanico che la sera cattura l'ultima luce.

Chi ci arriva nel tardo pomeriggio, quando i tavoli delle trattorie si riempiono e l'aria porta odore di pesce alla griglia, capisce subito perché la gente resta ore seduta senza fare niente di particolare. Non c'è niente da fare e questo è esattamente il punto. Si guarda il mare, si ascoltano le voci, si aspetta il tramonto come fosse uno spettacolo con i posti a sedere.

A pochi passi dalla piazza c'è la Balata, il secondo dei due porticcioli naturali. Il nome viene dall'arabo "balad" e richiama le lastre di pietra della vecchia pavimentazione. Qui le barche colorate dei pescatori dondolano tra reti aggrovigliate e galleggianti arancioni. Al mattino presto si vedono ancora uomini che rammendano le reti a mano, seduti sulle bitte come facevano i loro padri e i padri dei loro padri.

Chi ha la fortuna di passarci a quell'ora, con la luce ancora fresca e il silenzio rotto solo dallo sciabordio, porta con sé un'immagine che non si cancella facilmente.

Nel piatto, la storia del borgo

La cucina da queste parti non è un contorno turistico. È la spina dorsale dell'identità locale.

Il tonno rosso domina su tutto: ventresca, mosciame, bottarga. Prodotti che qui si lavorano ancora con metodi artigianali, come quando la tonnara era in piena attività. Accanto al tonno, il pomodorino di Pachino, che cresce a pochissimi chilometri e finisce nei piatti di ogni trattoria. E poi il pesce spada affumicato, accompagnato da un bicchiere di Nero d'Avola versato con la generosità tipica di chi vive al sud.

Non sono menù costruiti a tavolino. Sono piatti che esistono perché esistono quei pescatori, quella terra, quel mare. La filiera è cortissima, quasi familiare.

A proposito: il gelato. Senza fare nomi, in una delle gelaterie affacciate sulla piazza servono gusti che non si trovano altrove. Chi ci è stato lo sa e chi non ci è stato lo scoprirà da solo al primo assaggio.

Quando il cinema arrivò in piazza

Questo borgo ha avuto anche una vita culturale sorprendente. Dal 2000 al 2022 la piazza principale ha ospitato il Festival Internazionale del Cinema di Frontiera, ideato dal regista Nello Correale. Per oltre vent'anni, ogni estate, le sedie venivano disposte all'aperto e lo schermo si accendeva sotto le stelle. Una sala cinematografica a cielo aperto tra le più grandi e più a sud d'Europa, dedicata al cinema indipendente e interculturale.

Registi, attori, critici arrivavano da mezzo mondo e si ritrovavano a mangiare bottarga seduti accanto ai pescatori. Era un cortocircuito bellissimo: il borgo più fermo del tempo che si apriva al cinema più contemporaneo.

Ecco dove si trova

Quel borgo, quel piccolo porto arabo rimasto intatto, si chiama Marzamemi. È una frazione del comune di Pachino, in provincia di Siracusa, a una ventina di chilometri dalla barocca Noto.

Un puntino sulla mappa del sud-est siciliano. Ma un puntino che, una volta visitato, diventa difficile da dimenticare.

Come arrivarci e cosa sapere

Il villaggio è interamente pedonale: le auto si lasciano nei parcheggi all'ingresso e si prosegue a piedi. La visita del centro storico richiede un paio d'ore, ma il consiglio è di non avere fretta, perché la fretta qui non ha senso.

Nei dintorni meritano una deviazione la Riserva Naturale di Vendicari, che custodisce la spiaggia di Calamosche e l'Isola delle Correnti, circa 17 chilometri più a sud, dove le acque del Mediterraneo e dello Ionio si incontrano in uno spettacolo visibile a occhio nudo.

Il periodo migliore va da maggio a ottobre. Ma chi cerca il borgo nella sua versione più autentica, senza la folla estiva, dovrebbe puntare su giugno o settembre: la luce è perfetta, i tavoli all'aperto sono ancora liberi e si riesce a sentire il rumore del mare anche dalla piazza.

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Nicola

Appassionato di viaggi e cultura, ama esplorare città, borghi e luoghi meno battuti. Racconta ciò che scopre con curiosità e uno sguardo attento ai dettagli che fanno la differenza.

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