Ci sono posti in Italia dove l'inverno arriva con il freddo, la pioggia, le giornate corte. E poi c'è Viganella, dove l'inverno arriva portandosi via il sole. Non in senso poetico. In senso letterale.
Ogni anno, l'11 novembre, i raggi solari smettono di raggiungere il centro abitato. Le montagne della Valle Antrona, alte e ravvicinate come le pareti di un corridoio di roccia, li bloccano completamente. Da quel giorno, per 83 giorni consecutivi, la piazza del borgo resta in ombra. Non è notte perenne, sia chiaro. Ma una penombra grigia e costante che pesa sulle spalle, che entra nelle ossa. Chi ci è passato in pieno gennaio, con quel cielo lattiginoso che sembra non finire mai, sa di cosa si parla. C'è un silenzio diverso nei borghi senza sole. Un silenzio che ha a che fare con l'assenza.
Il sole torna il 2 febbraio. E quando torna, la prima cosa che illumina è il campanile della chiesa parrocchiale. Da secoli, quel momento viene festeggiato. Lo chiamano il giorno della luce e coincide con la Candelora, la festa che segna il passaggio tra inverno e primavera. Una tradizione che a Viganella ha un sapore diverso rispetto a qualunque altro posto, perché qui non è retorica.
Una meridiana che non poteva funzionare
La storia dello specchio di Viganella comincia nel 1999 e comincia con un fallimento.
L'architetto Giacomo Bonzani, esperto di gnomonica, l'arte delle meridiane, stava lavorando alla realizzazione di un orologio solare sulla facciata della chiesa dedicata a Maria Nascente. Un lavoro di precisione, fatto di calcoli e linee curve. Ma il sindaco del paese, Pierfranco Midali, ferroviere di mestiere e uomo pragmatico, gli fece notare un problema piuttosto evidente: quella meridiana sarebbe stata inutile per quasi tre mesi all'anno. Senza sole, niente ombre. Senza ombre, niente ore.
Bonzani avrebbe potuto semplicemente interrompere le linee del quadrante nei mesi invernali. Invece scelse una soluzione più elegante e, a modo suo, provocatoria: tratteggiò la porzione invernale e ci scrisse sopra due parole in latino. "Sine sole." Senza sole. La scritta è ancora lì, sulla facciata della chiesa, visibile a chiunque passi dalla piazza. Ed è proprio in quel momento, davanti a quelle due parole, che Midali e Bonzani iniziarono a ragionare su un'idea che a molti sarebbe sembrata folle.
Se il sole non può arrivare in piazza, pensarono, qualcosa deve portarcelo.
Undici quintali di acciaio lucidato
Ci vollero sette anni per passare dall'idea alla realtà. Sette anni di studi topografici, calcoli astronomici, analisi climatiche. Due amici, un sindaco ferroviere e un architetto capostazione, contro le leggi della geografia.
Il 17 dicembre 2006, un elicottero trasportò in quota il risultato di quella ostinazione: uno specchio rettangolare in acciaio di 8 metri per 5, con una superficie di 40 metri quadrati e un peso di circa 11 quintali. Venne ancorato a un basamento di ferro e cemento armato nella località Scagiola, a oltre mille metri di altitudine, sul versante che sovrasta il borgo. Costo totale dell'operazione: circa 100.000 euro.
Il funzionamento è ingegnoso. Un software dedicato calcola in tempo reale la posizione del sole e comanda una centralina idraulica che fa ruotare lentamente lo specchio nel corso della giornata. La superficie riflettente cattura i raggi e li rimbalza giù, sulla piazza principale del paese, illuminando un'area di circa 250 metri quadrati: il portico della chiesa, la sede della Comunità Montana, le panchine dove gli anziani si siedono a prendere quella luce conquistata con l'ingegneria. Di notte lo specchio si dispone in verticale, lasciando che pioggia e vento lo puliscano. D'estate, quando il sole arriva da solo, viene coperto da un telo protettivo e mimetizzato tra le rocce.
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Quel cerchio di luce sulla piazza
Chi arriva a Viganella in una giornata invernale di cielo sereno si trova davanti a qualcosa di difficile da descrivere. La piazza è immersa nell'ombra, come tutto il resto del borgo. Ma al centro, sul selciato, c'è un cerchio di luce dorata che sembra venire dal nulla. Bisogna alzare lo sguardo, cercare tra le rocce sopra i tetti, per individuare il bagliore dello specchio lassù in alto. Il contrasto tra la zona illuminata e l'ombra circostante è netto, quasi teatrale.
La piazza, oggi ribattezzata Piazza dello Specchio, è stata arredata con pannelli che raccontano la storia del progetto attraverso fotografie e testi. Passarci del tempo, magari con un caffè in mano e la giacca chiusa fino al mento, è un'esperienza strana. Quella luce riflessa non scalda quanto il sole diretto, ma cambia completamente l'atmosfera del posto. C'è qualcosa di commovente nel vedere un paese di montagna che ha rifiutato di rassegnarsi al buio.
La notizia fece il giro del mondo
Un paesino senza sole, nel Paese del sole. La storia era troppo buona per restare locale.
Arrivarono troupe televisive da CNN, BBC, Al Jazeera. Giornalisti giapponesi, brasiliani, tedeschi si infilarono nelle stradine di pietra con telecamere e taccuini. La provincia andalusa di Huelva, sulla Costa della Luce, volle gemellarsi con Viganella, in un accostamento che sembrava uno scherzo ma era serissimo: la spiaggia più soleggiata di Spagna unita al borgo più in ombra d'Italia. Nel 2013, la cittadina norvegese di Rjukan, che soffre di un problema identico, installò un proprio sistema di specchi dichiaratamente ispirato a quello piemontese. Viganella era arrivata prima di tutti.
La RAI scelse il piccolo comune per celebrare il 150° anniversario dell'Unità d'Italia, nel programma "I nuovi Mille", come esempio di una comunità di montagna capace di valorizzare il proprio territorio con creatività e coraggio.
Oltre lo specchio
Fermarsi solo per lo specchio sarebbe un peccato. Viganella è un borgo in pietra incastonato nel Parco Naturale dell'Alta Valle Antrona e la valle intorno merita tempo.
La chiesa parrocchiale della Natività di Maria Vergine, costruita nel Seicento, conserva dipinti d'epoca e arredi in legno intagliato che sorprendono per la ricchezza, considerata la dimensione minuscola del paese. La meridiana con la scritta "sine sole" è sulla parete occidentale e vale da sola una sosta.
A poco più di un chilometro, raggiungibile solo a piedi lungo un sentiero tra boschi di tigli, querce e castagni, si trova la borgata di Bordo. Abbandonata nel dopoguerra, è stata recuperata a partire dagli anni Ottanta da famiglie svizzere e tedesche che ne hanno restaurato le case rispettando i tetti a lastre di pietra e i muri a secco originali. Il silenzio, lassù, è di quelli che fanno quasi impressione.
Per chi cammina volentieri, i sentieri del parco portano fino al Rifugio Alpe Colma, a circa 1.500 metri, con un panorama aperto su entrambe le vallate. Il tipo di posto dove ci si siede, si guarda l'orizzonte e non si ha nessuna fretta di tornare giù.
Come arrivare e quando andare
Viganella è una frazione di Borgomezzavalle, in provincia del Verbano-Cusio-Ossola, Piemonte. In auto, si percorre la SS33 del Sempione fino a Villadossola, da dove si imbocca la strada della Valle Antrona. In treno, la stazione più vicina è Villadossola, collegata a Domodossola e Novara.
Per vedere lo specchio in funzione, il periodo giusto è tra metà novembre e inizio febbraio, con cielo sereno. Il 2 febbraio, giorno della Candelora, il borgo celebra il ritorno del sole naturale con una festa che si ripete da secoli. È il momento in cui la luce vera e quella riflessa si incontrano di nuovo e Viganella torna a essere, almeno fino a novembre, un paese come tutti gli altri.






