Niente asfalto. Niente auto. Solo mulattiere, scalinate e sentieri nel bosco.
In Italia esistono villaggi che si sono fermati nel tempo, accessibili unicamente camminando. Paesi abbandonati negli anni Sessanta, quando il richiamo delle città era più forte della montagna. Per raggiungerli serve fatica, ma la ricompensa è un viaggio in un'altra epoca.
Savogno
In Valchiavenna, sopra le cascate dell'Acquafraggia, Savogno aspetta chi ha il coraggio di salire 2.886 gradini di pietra.
Il villaggio sorge a 932 metri, arroccato su un terrazzo naturale nel comune di Piuro, in provincia di Sondrio. Le case in pietra con loggiati in legno, i vicoli acciottolati, la chiesa consacrata nel 1465 con il suo campanile rinascimentale: tutto è rimasto com'era quando, nel 1968, l'ultimo abitante scese a valle.
Arrivare quassù col fiatone e i muscoli che tirano e trovare un paese intero addormentato nel verde, è un'emozione difficile da descrivere. Particolarmente suggestivo è il momento in cui, dopo l'ultima rampa di gradini, si apre la vista sulla valle sottostante.
Come arrivarci: partenza dalla località Sarlone a Borgonuovo di Piuro. Dislivello 500 metri, tempo circa 1 ora e 30 minuti. Nel borgo c'è un rifugio aperto tutto l'anno.
Trovi una descrizione più dettagliata in questo post.
Dasile
A quindici minuti da Savogno, oltre un ponte sul torrente Acquafraggia, si raggiunge Dasile, un nucleo ancora più piccolo e isolato.
Situato a poco più di 1.000 metri di quota, sempre nel comune di Piuro (SO), nacque come borgo dedito all'agricoltura e alla pastorizia. Negli anni Cinquanta si tentò un recupero, aprendo persino una scuola, ma il destino era segnato. Oggi restano alcune case adibite a residenze estive.
Come arrivarci: dal sentiero per Savogno, seguire il bivio che attraversa il ponte. Altri 15 minuti di cammino.
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Ischiazza
In Val di Cembra, in Trentino, Ischiazza racconta una storia diversa. Non fu l'abbandono volontario, ma una tragedia.
Il 4 novembre 1966 un'alluvione devastante colpì la valle. Il paese, che contava 44 abitanti nel comune di Valfloriana, fu quasi distrutto. Sedici giorni dopo, i sopravvissuti tornarono per recuperare il possibile. Portarono in spalla il Cristo e gli arredi sacri della chiesa, risalendo la mulattiera fino alla frazione di Casatta. Fu l'addio definitivo.
Oggi restano ruderi invasi dalla vegetazione, una chiesetta con tracce di decorazioni ancora visibili, una fontana in pietra, i resti di un forno per essiccare il mais. Il silenzio che avvolge questo luogo, rotto solo dal rumore del torrente Avisio, lascia un segno profondo.
Come arrivarci: partenza dalla frazione Pradel (parcheggio presso la Pizzeria 4 Venti). Tempo circa 20 minuti in discesa. Escursione facile, adatta a tutti.
Col di Favilla
Sulle Alpi Apuane, nel cuore della Garfagnana, Col di Favilla si nasconde a 940 metri di quota, nel comune di Stazzema (LU).
Le origini risalgono all'alto Medioevo, quando questo luogo era probabilmente un hospitale per i viandanti che attraversavano la montagna. Case di pietra con tetti in ardesia, una chiesetta del Seicento con la meridiana più alta della Toscana, sentieri fiancheggiati da lunghe file di faggi.
Il paese subì gravi danni durante la Seconda guerra mondiale e fu abbandonato definitivamente negli anni Sessanta. Camminare tra queste rovine silenziose, circondati dal verde intenso delle Apuane, regala una sensazione di pace assoluta.
Come arrivarci: partenza da Isola Santa, sentiero CAI numero 9. Tempo circa 2 ore attraverso boschi di castagni e querce. Portare acqua e scarponi adeguati.
Erbareti
In cima alla Val Sabbiola, Erbareti è un borgo di una ventina di case che circondano una chiesa del 1610, frazione di Varallo in provincia di Vercelli.
Nel 1907 un incendio devastò quasi completamente il paese. Fu ricostruito, ma le difficili condizioni di vita portarono a uno spopolamento progressivo. Nel 1970 restava un solo abitante, ribattezzato "l'eremita" da un documentario della RAI. Nel novembre 1977, a 76 anni, anche lui si arrese alla solitudine.
Oggi il borgo è stato parzialmente recuperato, anche se non ci sono residenti stabili. Si anima solo l'ultima domenica di luglio per la festa di San Gaudenzio, quando i discendenti degli antichi abitanti tornano a popolare le case di pietra.
Come arrivarci: partenza da Sabbia, percorrendo il sentiero 565 che passa per la frazione Montata. Tempo circa 1 ora e 15 minuti su mulattiera.
Cinque luoghi dove il tempo si è fermato. Raggiungibili solo con le proprie gambe.






