Un campanile che spunta dal nulla, solitario, nel mezzo di un lago alpino. Muri di pietra che tornano alla luce dopo decenni di silenzio sommerso.
In Italia esistono villaggi inghiottiti dall'acqua. Non per catastrofi naturali, ma per scelte dell'uomo. Paesi sacrificati alla produzione di energia elettrica, cancellati dalle mappe e trasformati in memorie subacquee.
Due di questi raccontano storie che non si dimenticano.
Il paese dei fabbri
Nel cuore delle Alpi Apuane, in una valle della Garfagnana, esisteva un borgo fondato nel XIII secolo da fabbri ferrai provenienti da Brescia.
Un villaggio piccolo: 31 case, 146 abitanti, una chiesa romanica dedicata a San Teodoro, un ponte a tre arcate, un cimitero. Per secoli fu uno dei maggiori fornitori di ferro della regione. Poi arrivò il Novecento e con esso le grandi dighe.
Nel 1941 la società Selt-Valdarno decise di sbarrare il corso del torrente che attraversava la valle. I lavori proseguirono durante la guerra e si conclusero nel 1947. Una diga alta 92 metri, capace di contenere oltre 32 milioni di metri cubi d'acqua.
Il villaggio fu evacuato. Gli abitanti si trasferirono in un nuovo paese costruito sul promontorio del lago, riprodotto fedelmente nell'impianto urbanistico del vecchio borgo. Le case in pietra, la chiesa, il ponte, il cimitero: tutto sparì sotto l'acqua.
Da allora, il lago è stato svuotato solo quattro volte per lavori di manutenzione: nel 1958, nel 1974, nel 1983 e nel 1994.
Il ritorno dei fantasmi
Nell'estate del 1994 accadde qualcosa di straordinario.
L'azienda elettrica decise di svuotare il bacino per la manutenzione della diga. Dalle acque che si ritiravano, giorno dopo giorno, riemersero i resti del borgo medievale. Case ancora in piedi, muri anneriti dal tempo, il campanile in rovina.
Arrivarono centinaia di migliaia di visitatori. Turisti da tutta Europa, dagli Stati Uniti, dall'Australia, dal Giappone. Chi abitava nei paesi intorno ricorda ancora quell'estate come un evento irripetibile.
Da allora, lo svuotamento è stato più volte annunciato e rinviato. L'ultimo progetto prevedeva il 2024, poi è slittato. L'attesa continua.
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Il campanile che non si arrese
A quasi settecento chilometri di distanza, nell'estremo nord dell'Alto Adige, un'altra storia si è scritta nell'acqua.
Qui, vicino al confine con Austria e Svizzera, esistevano tre laghi naturali e due paesi. Nel 1950, cinque anni dopo la fine della Seconda guerra mondiale, lo Stato decise di costruire una grande diga per la produzione di energia idroelettrica. I due laghi naturali furono unificati in un unico bacino artificiale.
Per farlo, bisognava sommergere un intero villaggio.
In una settimana gli abitanti dovettero fare i bagagli. 163 case e 523 ettari di terreno finirono sott'acqua. Le abitazioni furono demolite con l'esplosivo. Ma il campanile romanico della chiesa di Santa Caterina d'Alessandria, risalente al 1357, non crollò.
Fu dichiarato monumento storico. Oggi è l'unica cosa che resta visibile del paese vecchio.
Icona mondiale
Quel campanile solitario, che emerge dall'acqua verde smeraldo circondato dalle montagne, è diventato il soggetto fotografico più celebre dell'Alto Adige.
La rivista tedesca GEO lo ha inserito nella lista dei "15 posti che sembrano usciti da una favola". Ha ispirato un romanzo, Resto qui di Marco Balzano e una serie televisiva trasmessa da Netflix.
D'inverno il lago gela completamente e il campanile si può raggiungere camminando sul ghiaccio. Una leggenda racconta che nelle giornate più ventose si sentano ancora suonare le campane, rimosse in realtà prima dell'inondazione.
L'esperienza di chi arriva
C'è un momento particolare che resta impresso a chi visita questi luoghi: la luce del tardo pomeriggio sul campanile sommerso, quando le montagne si tingono di rosa e l'acqua diventa uno specchio. Il silenzio è totale, interrotto solo dal vento. Si capisce, guardando quella torre solitaria, che sotto la superficie c'è qualcosa di più di un vecchio borgo: c'è la memoria di intere comunità cancellate.
Dove si trovano
Il primo borgo si chiama Fabbriche di Careggine e si trova sotto il lago di Vagli, in provincia di Lucca. Il secondo è Curon Venosta, in provincia di Bolzano, sommerso dal lago di Resia.
Due paesi, due storie. Un unico destino scritto nell'acqua.
Informazioni pratiche
Il lago di Vagli si raggiunge in auto da Lucca percorrendo la SP20 verso Castelnuovo di Garfagnana, poi la SR445 fino a Vagli di Sotto. In attesa del prossimo svuotamento, il lago offre comunque passeggiate panoramiche e un ponte tibetano inaugurato nel 2016.
Il lago di Resia si trova lungo la statale della Val Venosta. Un parcheggio con piattaforma panoramica permette di ammirare il campanile da vicino. Il sentiero ad anello intorno al lago è lungo 15 chilometri e richiede circa quattro ore. Il Museo Alta Val Venosta a Curon documenta la storia dell'inondazione con fotografie e oggetti dell'epoca.






