Durbuy, la città più piccola del mondo

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Licia

Durbuy, la città più piccola del mondo

C'è un punto preciso, nelle Ardenne belghe, in cui la strada scende tra colline boscose e il fiume Ourthe disegna un'ansa stretta. Lì dentro, incastonata nella curva come un segreto custodito dalla natura, compare Durbuy. Poche centinaia di abitanti, un pugno di vie acciottolate, un castello che domina dall'alto. E un titolo che suona quasi come uno scherzo: la città più piccola del mondo.

Una corona per un villaggio

Il titolo non è un'invenzione turistica recente. Risale al 1331, quando Giovanni I di Boemia, conte di Lussemburgo, concesse a Durbuy lo status di città. All'epoca il borgo aveva un ruolo strategico nella difesa del Ducato di Lussemburgo contro le ambizioni della potente Liegi. Da allora, nonostante le dimensioni da cartolina, Durbuy è rimasta ufficialmente una città. Attraversarla a piedi richiede non più di cinque minuti. Eppure bastano per restare sorpresi.

La prima cosa che colpisce, arrivando nella città vecchia, è il silenzio interrotto solo dal mormorio dell'Ourthe. Le case in pietra calcarea con i tetti in ardesia risalgono in gran parte al XVII e XVIII secolo. Si cammina su ciottoli consumati da secoli di passi e la sensazione è quella di essere finiti dentro un plastico perfetto, solo che qui tutto è vero.

Chi visita il centro storico scopre subito la Place aux Foires, il cuore del borgo, dove i tavolini dei ristoranti si affacciano sulla piazza e l'odore di birra belga si mescola a quello del burro delle cucine. Qui conviene fermarsi, ordinare qualcosa e guardare il castello sopra i tetti.

Come visitare il centro storico: l'accesso è pedonale. Si parcheggia nei parcheggi a pagamento all'ingresso del borgo. Da Bruxelles si raggiunge in circa un'ora e quarantacinque minuti in auto, oppure in treno fino alla stazione di Barvaux, con cambio a Liegi e poi cinque minuti di taxi.

Il castello in cui non si può entrare

Il Château de Durbuy è il monumento più visibile della città, arroccato sulla roccia calcarea che si affaccia sull'Ourthe. Un primo castello esisteva già nel IX secolo. Distrutto più volte, fu raso al suolo dalle truppe francesi nel 1676. L'edificio attuale fu ricostruito nel 1731 dalla famiglia d'Ursel, che lo possiede tuttora e modificato in stile neogotico tra il 1880 e il 1882. Il conte d'Ursel vi risiede ancora oggi e il castello non è aperto al pubblico.

Non poter entrare, però, non toglie nulla all'esperienza. Osservare il castello dal ponte sull'Ourthe, con l'acqua che scorre sotto e i tetti di ardesia che emergono tra gli alberi, regala un'inquadratura che sembra studiata da un direttore della fotografia.

Come vederlo al meglio: dal Belvédère, il punto panoramico raggiungibile a piedi o in auto, si gode una vista completa sulla città, il castello e la valle dell'Ourthe. Un trenino turistico parte dal centro e porta direttamente lassù.

Un giardino dove gli alberi diventano elefanti

A pochi passi dal centro, sulla riva opposta dell'Ourthe, si apre un luogo inaspettato: il Parc des Topiaires, il più grande giardino di arte topiaria d'Europa. Su 10.000 metri quadrati si trovano oltre 250 sculture di bosso: coccodrilli, uccelli, una sirena, un elefante alto quattro metri ricavato da una pianta di oltre ottant'anni. Alcune delle piante più antiche hanno più di 120 anni.

Il giardino fu creato dall'artista Albert Navez, che dedicò decenni alla paziente arte della modellatura. Oggi è di proprietà del comune e viene mantenuto da un giardiniere locale. La terrazza del parco offre una vista splendida sul castello e passeggiare tra i sentieri riconoscendo le forme nelle chiome verdi ha qualcosa di fiabesco.

Informazioni pratiche: il parco è aperto tutto l'anno. Il martedì, da aprile a ottobre, è possibile assistere alla potatura delle sculture. L'ingresso è a pagamento. Meglio visitarlo con calma, concedendosi almeno quaranta minuti.

La roccia che racconta 300 milioni di anni

Prima di lasciare Durbuy, c'è un dettaglio geologico che merita una sosta. Tra il castello e il vecchio alveo dell'Ourthe affiora una formazione rocciosa nota come Anticlinale di Durbuy, o Rocher de la Falize. Si tratta di una piega di strati calcarei visibile a occhio nudo, con la caratteristica forma a "V" rovesciata. Fu descritta per la prima volta nel 1806 dal geologo belga Jean-Baptiste d'Omalius d'Halloy, considerato il padre della geologia belga, ed è una delle prime rappresentazioni scientifiche di una struttura anticlinale nella storia della disciplina.

Non serve essere geologi per apprezzarla. Basta fermarsi qualche minuto davanti a quella parete di pietra piegata e pensare che quelle stesse rocce si sono deformate tra 325 e 300 milioni di anni fa, durante la formazione della catena varisica. Durbuy, insomma, è piccola nello spazio ma immensa nel tempo.

Come raggiungerla: l'anticlinale si trova a pochi passi dal centro storico, lungo il sentiero che costeggia l'Ourthe. L'accesso è libero e gratuito. Un pannello informativo spiega la formazione geologica.

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Licia

Viaggiatrice curiosa, si emoziona davanti a una piazza nascosta, un affresco o un panorama inatteso. Scrive di viaggi come li racconterebbe a un amico, in modo semplice e diretto.

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