La Calabria custodisce ferite profonde nella pietra. Terremoti, alluvioni, isolamento: la montagna ha preso e restituito, lasciando dietro di sé villaggi svuotati e poi, lentamente, rinati.
Tre borghi raccontano questa storia meglio di altri.
Pentedattilo: la mano di pietra
Sulla rupe del Monte Calvario, a pochi chilometri dal mare Ionio, Pentedattilo sorge incastonato in una roccia che sembra una mano gigantesca con cinque dita aperte. Il nome greco lo dice chiaramente: penta daktylos, cinque dita.
Il terremoto del 1783 avviò lo spopolamento. Gli abitanti iniziarono a scendere verso la costa, verso Melito di Porto Salvo. Negli anni Sessanta e Settanta del Novecento un decreto di sgombero sancì l'abbandono definitivo.
Il borgo rimase deserto per anni. Poi, dagli anni Ottanta, arrivarono i primi volontari da tutta Europa. Cominciarono a ripulire le strade, a restaurare le case, a riaprire le botteghe.
Oggi le antiche abitazioni in pietra formano un albergo diffuso. Tra i vicoli si trovano botteghe di artigiani che lavorano legno, vetro e ceramica. C'è un Museo delle tradizioni popolari e un Piccolo Museo del Bergamotto, l'agrume profumato che cresce solo in questa zona d'Italia.
D'estate il paese si anima con il Pentedattilo Film Festival, rassegna internazionale di cortometraggi e il Festival Paleariza, dedicato alla cultura grecanica.
Camminare al tramonto tra queste case, quando la luce arancione accende la roccia, regala un'emozione rara.
Come arrivarci: da Reggio Calabria percorrere la SS 106 Jonica verso Melito di Porto Salvo, poi seguire le indicazioni per l'entroterra. Si lascia l'auto nel parcheggio e si sale a piedi. Pentedattilo è frazione di Melito di Porto Salvo (RC).
Laino Castello: il borgo sul Pollino
All'estremo nord della regione, nel Parco Nazionale del Pollino, Laino Castello racconta una storia di abbandono forzato.
Arroccato sul colle San Teodoro a 545 metri di quota, il paese nacque intorno a un castello longobardo eretto in difesa dai Bizantini. Per secoli fu snodo importante tra Calabria e Basilicata.
Nel 1960 un decreto ministeriale dichiarò l'abitato da trasferire per problemi idrogeologici. Ma la gente resistette. Poi, nel 1981, un terremoto mise fine a ogni discussione. La popolazione fu definitivamente trasferita nel nuovo centro, poco distante.
Oggi restano i ruderi del castello, la chiesa madre di San Teodoro con la sua torre medievale e una serie di grotte naturali scavate nella roccia, utilizzate nel periodo bizantino dai monaci.
Da qualche anno è in corso un progetto di recupero. Alcune case sono state ristrutturate e trasformate in albergo diffuso. Nel periodo natalizio il borgo ospita un Presepe Vivente che nel 2018 è stato premiato come il più bello d'Italia.
Attraversare le strade silenziose di questo paese, con le vecchie insegne che spuntano tra i rovi, trasmette la sensazione di camminare in un luogo sospeso tra passato e futuro.
Come arrivarci: dall'Autostrada del Mediterraneo uscire a Laino Borgo e seguire le indicazioni per Laino Castello vecchio. Il comune si trova in provincia di Cosenza, all'interno del Parco del Pollino.
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Africo Vecchio: il paese della perduta gente
Nel cuore dell'Aspromonte, raggiungibile solo a piedi attraverso sentieri impervi, si nascondono le rovine di Africo Vecchio, il borgo più isolato della Calabria.
A circa 700 metri di quota, questo villaggio grecanico visse per secoli aggrappato alla montagna. Nel 1928 il meridionalista Umberto Zanotti Bianco lo raggiunse a dorso di mulo e descrisse condizioni di povertà estrema. Al momento dell'abbandono, il paese non era ancora stato raggiunto da alcuna strada carrabile.
Tra il 14 e il 18 ottobre 1951 un'alluvione devastante travolse le case di pietra, la chiesa, la scuola. La terra dissestata dalle piogge non lasciò scampo. Gli abitanti furono evacuati e trasferiti sulla costa, dove sorse Africo Nuovo.
Oggi restano ruderi avvolti dalla vegetazione. La chiesa di San Salvatore con il suo campanile, la scuola elementare intitolata a Zanotti Bianco, le case con i tetti crollati. Il silenzio è totale, rotto solo dallo scampanellio degli animali al pascolo.
Arrivare qui dopo ore di cammino e trovarsi davanti a un paese intero divorato dalla natura lascia senza parole. I muri delle case sembrano fondersi con la roccia, le finestre vuote guardano la valle come occhi spenti.
Come arrivarci: Africo Vecchio si raggiunge esclusivamente a piedi. Il percorso più comune parte da Bova, nel Parco Nazionale dell'Aspromonte. Sono necessarie circa 3 ore di cammino su sentieri non sempre segnalati. È consigliabile affidarsi a guide locali o al GEA (Gruppo Escursionisti d'Aspromonte). Il comune di riferimento è Africo (RC).
Un filo comune
Tre storie diverse, un destino comune: la montagna calabrese che ha dato e tolto, costringendo intere comunità a ricominciare altrove.
Ma anche una lenta rinascita. Turismo consapevole, festival culturali, progetti di recupero: questi luoghi stanno ritrovando una voce. Non sono più solo rovine: sono memoria viva.






