Il borgo segreto della Lombardia con 3000 gradini e un panorama che non si dimentica

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Nicola

Il borgo segreto della Lombardia con 3000 gradini e un panorama che non si dimentica

Nessuna strada. Nessun parcheggio. Nessuna scorciatoia.

Per arrivarci bisogna salire a piedi, gradino dopo gradino, lungo una mulattiera in pietra che attraversa il bosco come una ferita antica. Sono quasi 2.886 scalini. Chi li conta davvero perde il conto dopo i primi trecento. Chi non li conta, a un certo punto, smette anche di pensare.

E forse è proprio quello il punto.

Dove comincia tutto

Il sentiero parte dalla Valchiavenna, in provincia di Sondrio, vicino a una cascata che fece fermare persino Leonardo da Vinci. Le Cascate dell'Acquafraggia sono lì, fragorose, già visibili dal fondovalle. Nel Codice Atlantico Leonardo annotò quelle acque che precipitano per centinaia di braccia, come qualcosa che meritava di essere scritto.

Da lì si comincia a salire. La mulattiera è selciata, battuta da secoli di passi. Piedi di pastori, di mercanti diretti in Svizzera, di donne che portavano il latte a valle prima dell'alba. Ogni pietra è consumata nel punto giusto.

Dopo i primi minuti il fiato si accorcia. Le gambe protestano. Il bosco però si fa più fitto, l'aria cambia e ogni volta che il sentiero curva si apre uno squarcio di cielo un po' più grande del precedente. È un meccanismo semplice, quasi crudele: la fatica cresce, ma anche la bellezza.

Il paese che non dovrebbe esistere

Dopo circa un'ora e mezza, gli alberi si aprono. Il cuore accelera e non solo per lo sforzo.

Davanti appare un terrazzo naturale a 932 metri di quota e sopra quel terrazzo un intero borgo di pietra. Case medievali con muri spessi e loggiati in legno, vicoli stretti dove il sole entra di taglio, tetti anneriti dal tempo. Tutto intatto. Tutto fermo.

Perché qui, dal 1968, non abita più nessuno in modo stabile.

Il borgo ha origini medievali e per secoli è stato un luogo importante, un punto di transito obbligato per chi doveva raggiungere Coira, in Svizzera, capitale delle Tre Leghe Grigie. Non era un villaggio isolato, era un crocevia di montagna. Nel XIX secolo ci vivevano circa 250 persone distribuite in una trentina di famiglie. C'erano un falegname, un calzolaio, un macellaio, una maestra. C'era una comunità.

Poi, lentamente, la montagna ha perso la sfida con la pianura.

La chiesa che ha resistito a tutto

Al centro del borgo c'è una chiesa dedicata ai Santi Bernardino da Siena e Antonio Abate, consacrata nel 1465. Dentro si conservano affreschi del periodo e il campanile, costruito una ventina d'anni dopo, è uno dei pochi della Val Bregaglia a mantenere intatte le forme rinascimentali originarie.

Tra il 1867 e il 1875 fu parroco qui un giovane prete che sarebbe diventato santo: Luigi Guanella. In quegli anni fece costruire un lavatoio pubblico, ampliò il cimitero, trasformò la casa parrocchiale in una scuola. Nella ex canonica oggi si trova un piccolo museo con oggetti appartenuti a lui e alla sorella Caterina.

Nella parte alta del paese resiste una fontana seicentesca con doppia vasca, una per le persone e una per gli animali, risalente ai tempi delle prime misure igieniche contro la peste.

L'ultimo a chiudere la porta

Lo spopolamento è stato lento e inesorabile. Senza una strada carrabile, la vita quassù costava troppa fatica. Le famiglie scesero a valle una alla volta, in cerca di lavoro e di comodità. Nel 1961 venne costruita una scuola elementare, quasi un atto di resistenza. Sette anni dopo non serviva più a nessuno.

Ma c'è un dettaglio che cambia tutto.

Ogni estate il borgo si risveglia. Alcuni discendenti degli antichi abitanti tornano ad aprire le imposte, a spazzare i vicoli, ad accendere i fuochi. Dal 2008 un impianto di illuminazione restituisce al villaggio un profilo caldo nel buio della notte alpina. E un rifugio-ristorante apre i battenti, servendo polenta e formaggi locali su una terrazza che affaccia sull'intera valle.

Per qualche mese all'anno, il paese respira di nuovo.

Dove si trova

Questo borgo fantasma si trova nel comune di Piuro, sulla destra orografica della Val Bregaglia. Si chiama Savogno.

Non compare nelle guide più battute. Non ha un profilo Instagram da milioni di follower. Non è stato trasformato in un albergo diffuso né in un set fotografico. È semplicemente lì, aggrappato alla roccia, in attesa di chi ha voglia di guadagnarselo un gradino alla volta.

Come arrivarci e cosa sapere

Punto di partenza: località Sarlone, a Borgonuovo di Piuro, proprio accanto alle Cascate dell'Acquafraggia. Da Chiavenna si arriva in auto in pochi minuti.

Il percorso: mulattiera selciata, 2.886 gradini, dislivello di circa 590 metri. Tempo di salita: un'ora e mezza, qualcosa in più se ci si ferma a riprendere fiato e conviene farlo spesso.

Quando andare: da maggio a ottobre. In estate il rifugio è aperto per ristoro e pernottamento.

Cosa portare: scarpe da trekking, acqua abbondante, uno zaino leggero. Il sentiero è segnalato con tacche bianco-rosse e non presenta passaggi tecnici.

Alternativa: esiste una strada a transito limitato, la Bregalone-Savogno, ma serve un permesso speciale rilasciato dal Comune di Piuro.

Un ultimo consiglio, il più importante: non avere fretta. La salita è il viaggio, non l'ostacolo. E quando il bosco si apre e Savogno appare davanti agli occhi, con le sue pietre calde e il suo silenzio enorme, tutta quella fatica trova finalmente un senso.

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Nicola

Appassionato di viaggi e cultura, ama esplorare città, borghi e luoghi meno battuti. Racconta ciò che scopre con curiosità e uno sguardo attento ai dettagli che fanno la differenza.

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