C'è un posto, nella pianura del Piemonte, dove la primavera si annuncia in un modo che non ti aspetti. Niente ciliegi in fiore, niente rondini. Qui la stagione buona arriva con un battito d'ali largo due metri, un'ombra enorme che plana sui tetti e si posa sul comignolo di una cascina come se fosse la cosa più normale del mondo.
Cicogne bianche. Decine.
Sui campanili delle chiese, sulle antenne, sulle anfore decorative di un castello che ha quasi mille anni di storia. Nidi grandi come ruote di carro, fatti di rami secchi e pazienza, incastrati tra le tegole come se qualcuno li avesse messi lì apposta per completare il paesaggio.
Chi ci passa per la prima volta, tra marzo e aprile, rallenta l'auto e guarda in su. Perché in Italia una scena così non si vede. O meglio, non si vedeva.
Una storia che parte da un'assenza
Per capire cosa rende speciale questo angolo di campagna cuneese bisogna fare un passo indietro. Un passo lungo tre secoli.
La cicogna bianca in Italia era sparita come specie nidificante fin dal Settecento. Continuava a passare durante le migrazioni primaverili e autunnali, sorvolando la Pianura Padana in rotta verso l'Africa o di ritorno verso il Nord Europa. Ma non si fermava. Non costruiva nidi, non cresceva pulcini. Era diventata un animale da favola, quello che nei disegni porta i bambini avvolti in un panno bianco. Un simbolo svuotato della presenza reale.
Per oltre trecento anni, nessun italiano ha potuto vedere una cicogna fare il nido sul tetto di casa propria.
L'uomo che decise di cambiare le cose
Negli anni Ottanta, in questa stessa campagna, le cicogne ogni tanto si facevano vedere durante il passo migratorio. Qualche esemplare sostava nei prati, ripartiva. Nel 1980 una coppia provò addirittura a nidificare spontaneamente nei dintorni. Ma il nido fu distrutto dal bracconaggio.
Quel tentativo fallito, però, fece scattare qualcosa nella testa di Bruno Vaschetti, un ornitologo locale con la testardaggine giusta. Se le cicogne cercavano di tornare da sole, forse bastava aiutarle.
Nel 1984 Vaschetti lesse un articolo sulla rivista Airone che raccontava di un centro svizzero dedicato alla reintroduzione della cicogna bianca, fondato nel 1948 ad Altreu da un uomo di nome Max Bloesch. Organizzò una trasferta con tre delegati della LIPU, la Lega Italiana Protezione Uccelli. Cinquecento chilometri stipati in una Panda, come avrebbe raccontato anni dopo ridendoci sopra.
Tornò con un'idea chiara. E nel dicembre del 1985, nella sua cascina di famiglia, arrivarono dalla Svizzera le prime dieci cicogne.
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I primi nidi, la prima primavera
Le cicogne furono ospitate in grandi voliere, nel cortile della cascina. L'obiettivo era ambientarle, lasciarle adattare al territorio e poi liberarle.
Funzionò prima del previsto.
Nella primavera del 1986, una coppia nidificò in libertà. I primi pulcini nati sul suolo italiano dopo secoli di assenza aprirono il becco verso il cielo piemontese e, senza saperlo, riscrissero un pezzo di storia naturale.
Non fu un colpo di fortuna. Fu il risultato di un progetto scientifico rigoroso, condotto in collaborazione con la LIPU e con l'esperienza accumulata dal centro svizzero di Bloesch. Ma fu anche, inevitabilmente, un momento che a raccontarlo viene un po' il groppo in gola.
Trenta coppie e un castello reale
Da quel primo nido, la colonia è cresciuta con la lentezza delle cose che funzionano davvero. Oggi circa trenta coppie si riproducono ogni anno nella zona. Occupano piattaforme appositamente predisposte sui comignoli, si insediano sui campanili e, con una certa disinvoltura regale, nidificano sui tetti di un castello che è Patrimonio UNESCO.
Perché il contesto, qui, non è una campagna qualsiasi. Alle spalle delle cicogne c'è una reggia sabauda fondata nell'XI secolo come fortezza medievale, trasformata nel Seicento da Guarino Guarini, ampliata nel Settecento da Giambattista Borra e portata al suo splendore attuale per volontà di Carlo Alberto di Savoia, che ne fece la sua residenza prediletta. Proprio qui, il 15 settembre 1904, nacque Umberto II, l'ultimo re d'Italia.
Il parco che circonda il castello si estende per quasi duecento ettari, ridisegnati in stile romantico dal paesaggista tedesco Xavier Kurten: sentieri sinuosi, un lago con un'isoletta, prospettive che cambiano a ogni curva. Dal 1997 l'intero complesso è inserito nella lista dei Patrimoni dell'Umanità UNESCO, come parte del circuito delle Residenze Sabaude del Piemonte.
Le cicogne, va detto, non si sono fatte impressionare dal blasone. Hanno scelto quei tetti perché sono alti, stabili e tranquilli. Ma il risultato è una cartolina che sembra inventata: nidi enormi sopra una reggia, con il profilo del Monviso sullo sfondo.
Da cascina a centro di ricerca
La cascina di Bruno Vaschetti, Cascina Stramiano, è diventata nel tempo la sede del Centro Cicogne e Anatidi, un'oasi naturalistica che ha fatto scuola ben oltre i confini regionali.
Dal 1989 il centro si occupa anche della protezione di specie rare di anatre, oche e cigni. Tra queste, il gobbo rugginoso, un'anatra tuffatrice che in Italia era estinta dagli anni Settanta del Novecento. A partire dal 1995 sono state ripristinate aree umide per offrire zone di sosta sicure agli uccelli migratori e oggi l'oasi comprende stagni, canneti, capanni di osservazione e un percorso ad anello di circa un chilometro e mezzo, accessibile e pianeggiante.
C'è un dettaglio che dà la misura del successo. Grazie agli anelli di riconoscimento, si è scoperto che le cicogne che nidificano qui arrivano da Svizzera, Germania e Francia. E quelle nate in questa campagna piemontese sono state avvistate in Olanda, Danimarca, Spagna e fino in Nord Africa. Una rete migratoria che attraversa l'intero continente e che ha il suo nodo italiano proprio qui, tra i comignoli e i campanili di un piccolo centro di provincia.
E allora, dove siamo?
Il villaggio dove tutto questo accade, dove ogni primavera lo sguardo corre verso l'alto e il cielo si riempie di grandi ali bianche, si chiama Racconigi. Provincia di Cuneo, una mezz'ora da Torino.
Un posto che per secoli è stato conosciuto soprattutto per il suo castello e per il legame con Casa Savoia. Poi, quarant'anni fa, un uomo con una Panda e un'idea fissa ha cambiato la storia. Le cicogne sono tornate e con loro è tornato qualcosa che sembrava perduto per sempre: la possibilità di alzare gli occhi dal proprio giardino e vedere un volo che attraversa i continenti posarsi, con delicatezza, sul tetto di casa.






