Questo castello abruzzese sembra uscito da un film fantasy, ecco dove si trova

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Nicola

Questo castello abruzzese sembra uscito da un film fantasy, ecco dove si trova

C'è un luogo dove la pietra sembra fondersi con le nuvole. Un punto così alto da far perdere la nozione del tempo, dove il vento soffia senza ostacoli e lo sguardo spazia su valli, altipiani e vette innevate.

Siamo oltre i millequattrocento metri di altitudine, su un crinale che domina tre orizzonti diversi. A nord, un vasto altopiano d'alta quota. A sud-ovest e sud-est, due vallate si aprono verso pianure coltivate. La posizione è perfetta, studiata per vedere e non essere visti.

La fortezza che svetta su questo sperone roccioso ha origini antichissime. La prima torre fu costruita probabilmente intorno all'anno Mille come punto di avvistamento isolato. Da qui si poteva comunicare con altri presidi disseminati lungo le dorsali appenniniche fino alla costa adriatica, usando torce di notte e specchi durante il giorno.

Un sistema di difesa imponente

Nel corso dei secoli, attorno a quel primo torrione squadrato crebbe qualcosa di più ambizioso. Alla fine del Quattrocento, la famiglia Piccolomini trasformò la semplice torre in un vero castello. Quattro torrioni cilindrici, fortemente inclinati alla base, vennero addossati agli angoli. Una cinta muraria completò l'opera.

La struttura, interamente costruita in pietra bianca locale con blocchi squadrati, si stagliava contro il cielo come una sentinella silenziosa. Non solo difesa militare: da qui si controllavano anche le immense greggi che percorrevano i tratturi della transumanza. Documenti del tardo Quattrocento attestano che i paesi di quest'area possedevano oltre novantamila pecore.

Una storia di terremoti e abbandono

Il destino del castello cambiò nel 1703. Un violento terremoto colpì la zona e danneggiò gravemente sia la rocca sia il borgo medievale che si era sviluppato ai suoi piedi. La popolazione, decimata e spaventata, cominciò a spostarsi verso valle.

Fu l'inizio di un lento declino. Nei secoli successivi, la fortezza perse ogni funzione strategica. Le case del borgo si svuotarono una dopo l'altra. Nel 1957, l'ultimo abitante chiuse la porta dietro di sé. Il silenzio avvolse le rovine.

Restarono solo il vento, i falchi e le pietre bianche a vegliare su un panorama immutato da secoli.

Una chiesetta a pianta ottagonale

A pochi passi dal castello, lungo il sentiero che scende verso un borgo vicino, sorge un piccolo edificio religioso dalla forma insolita. È una chiesa a pianta ottagonale, con una cupola divisa in otto spicchi che ricorda lo stile rinascimentale del Brunelleschi e del Bramante.

Fu edificata tra la fine del Cinquecento e l'inizio del Seicento, probabilmente su una precedente edicola votiva. All'interno custodisce un dipinto della Vergine e una scultura di San Michele armato. La sua sagoma elegante, stagliata contro il profilo delle montagne, è diventata una delle immagini più fotografate di questa regione.

La rinascita attraverso il cinema

Il risveglio arrivò negli anni Ottanta del Novecento, in modo del tutto inaspettato. Nel 1985, un regista americano scelse questo luogo come set per un film fantasy. La storia narrava di due amanti maledetti, condannati a trasformarsi in animali: lei falco di giorno, lui lupo di notte.

Il castello, allora ancora in rovina, interpretava il rifugio di un monaco eremita. Per le riprese, alle torri furono aggiunte delle corone scenografiche. Ma fu proprio quella pellicola, Ladyhawke con Michelle Pfeiffer e Rutger Hauer, a riportare l'attenzione del mondo su questo angolo dimenticato.

Seguirono altri film. Alcune scene de Il nome della Rosa con Sean Connery vennero girate nei dintorni. Più di recente, The American con George Clooney mostrò nuovamente queste mura al pubblico internazionale.

Un riconoscimento mondiale

Il National Geographic ha inserito questo castello tra i quindici più belli del pianeta, accanto a monumenti ben più celebri come il Neuschwanstein in Germania, il castello di Windsor in Inghilterra e il Potala in Tibet.

Un riconoscimento sorprendente per una fortezza dimenticata per secoli, che oggi attira visitatori da tutto il mondo. Il borgo medievale è stato in parte recuperato: alcune abitazioni ospitano strutture ricettive, altre sono state acquistate e restaurate da privati.

La salita dalla valle richiede circa quarantacinque minuti a piedi, lungo un'antica mulattiera. Si attraversano vicoli lastricati e muri diroccati, mentre il profilo del castello si avvicina lentamente. L'ultimo tratto conduce a un ponte di legno che scavalca un fossato e immette nella corte interna.

Dove cielo e pietra si incontrano

Da lassù, il panorama abbraccia tutte le principali catene montuose della zona. Il massiccio più alto dell'Appennino domina a nord, con i suoi duemilacinquecento metri. Altre vette si susseguono all'orizzonte: la Majella, il Velino, il Sirente.

Questo luogo si chiama Rocca Calascio e si trova in Abruzzo, nel cuore del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, in provincia dell'Aquila. È uno dei castelli più elevati d'Italia, un frammento di Medioevo sospeso tra terra e cielo.

Chi lo visita capisce perché registi e fotografi se ne siano innamorati. C'è qualcosa, in questa rocca silenziosa, che appartiene più alla fantasia che alla realtà. Un luogo dove ogni pietra racconta secoli di storia e dove il tempo, semplicemente, sembra essersi fermato.

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Nicola

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