Bomarzo nel Lazio: il Sacro Bosco e le sculture dei mostri del 1547 che nessuno sa perché furono costruite

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Nicola

Bomarzo nel Lazio: il Sacro Bosco e le sculture dei mostri del 1547 che nessuno sa perché furono costruite

Nel cuore della provincia di Viterbo, nascosto tra le colline laziali, si trova uno dei luoghi più enigmatici d'Italia: il Sacro Bosco di Bomarzo, conosciuto anche come Parco dei Mostri. Un giardino di 3 ettari popolato da creature mostruose, edifici pendenti e sculture che da quasi 500 anni continuano a lasciare visitatori e studiosi senza risposte.

Una storia che inizia con un cuore spezzato

Nel 1547, il principe Pier Francesco Orsini, detto Vicino, commissionò all'architetto Pirro Ligorio la creazione di qualcosa di completamente diverso dai raffinati giardini all'italiana dell'epoca. Mentre le famiglie aristocratiche della zona costruivano eleganti parchi simmetrici — come quello di Villa Lante a Bagnaia — Orsini volle un luogo che sfidasse ogni regola.

La tradizione racconta che il parco nacque "sol per sfogare il core" dopo la morte della moglie Giulia Farnese. Ma questa spiegazione romantica non basta a chiarire il vero scopo di un luogo così particolare.

Un parco senza regole

Le sculture del Sacro Bosco furono realizzate direttamente sul posto, scolpendo enormi blocchi di basalto — la roccia vulcanica tipica della zona — trovati nel terreno. Lo scultore Simone Moschino da Orvieto diede vita a creature che sembrano emergere dalla terra stessa.

A differenza dei giardini rinascimentali, qui non esiste un percorso logico, né rapporti prospettici tra le statue. Tutto è volutamente confuso, quasi onirico. Le sculture sono sparse senza un ordine apparente e molte portavano iscrizioni enigmatiche che il tempo ha reso illeggibili.

Le creature che abitano il bosco

Passeggiando tra gli alberi, ci si imbatte in:

L'Orco: il simbolo del parco. Un'enorme testa mostruosa con la bocca spalancata dove si può entrare. Sopra la bocca campeggia la scritta "Ogni pensiero vola", ma si dice che originariamente recitasse "Lasciate ogni pensiero voi ch'entrate" — un chiaro riferimento all'Inferno di Dante. All'interno c'è un tavolo di pietra dove è possibile sedersi, mentre l'eco amplifica ogni suono.

Le Sfingi: all'ingresso del parco, due statue con corpo di leone e testa di donna accolgono i visitatori con un'iscrizione: "Tu ch'entri qua pon mente parte a parte e dimmi poi se tante meraviglie sien fatte per incanto o pur per arte".

I Giganti Ercole e Caco: due enormi figure che rappresentano la lotta tra bene e male.

La Casa Pendente: un piccolo palazzo costruito su un masso inclinato. Entrare al suo interno provoca una sensazione di vertigine e disorientamento, perché il pavimento e i muri non formano angoli retti.

La Tartaruga con la Nike: una statua della Vittoria Alata poggiata su una tartaruga gigante, che sembra fissare una balena di pietra che emerge dal terreno.

Proteo o Glauco: un mascherone con la bocca spalancata da cui spuntano denti enormi, simbolo delle viscere della Terra.

Le teorie: alchimia, amore o follia?

Dopo quasi 500 anni, nessuno sa con certezza perché Vicino Orsini abbia creato questo luogo.

Alcuni studiosi sostengono che il parco rappresenti un percorso iniziatico alchemico, un viaggio simbolico attraverso prove e trasformazioni spirituali. Orsini era considerato un esperto di alchimia e anche l'architetto Pirro Ligorio avrebbe fatto parte di una setta esoterica.

Altri vedono nel Sacro Bosco un riferimento letterario rinascimentale, con richiami al Canzoniere del Petrarca, all'Orlando Furioso di Ariosto e all'Inferno di Dante.

Una terza teoria parla di un memoriale d'amore dedicato a Giulia Farnese, dove ogni scultura rappresenterebbe un ostacolo affrontato durante la loro vita insieme.

La verità è che Orsini non diede mai spiegazioni. Quando riceveva ospiti, si limitava a lasciarli vagare tra le statue, aspettando che fosse la loro cultura a interpretare i simboli.

Dimenticato per secoli, riscoperto nel '900

Dopo la morte di Vicino Orsini nel 1585, il parco fu completamente abbandonato dagli eredi. Per oltre 350 anni, il Sacro Bosco rimase nascosto dalla vegetazione, dimenticato dal mondo.

Solo nella seconda metà del Novecento, gli intellettuali Giancarlo e Tina Severi Bettini recuperarono il parco, restaurandolo e aprendolo al pubblico. La coppia amò talmente quel luogo da farsi seppellire nel Tempietto presente all'interno del bosco — lo stesso edificio che, secondo alcune fonti, custodisce la tomba di Giulia Farnese.

Salvador Dalí e il fascino surreale

Nel 1948, il pittore Salvador Dalí visitò Bomarzo e ne rimase completamente affascinato. Lo definì "un'invenzione unica" che anticipava di secoli il movimento surrealista. Le opere del parco influenzarono la sua arte, confermando che il Sacro Bosco era davvero un luogo fuori dal tempo.

Visitare il Sacro Bosco oggi

Il parco si trova a pochi minuti dal borgo di Bomarzo, dominato dal palazzo della famiglia Orsini — oggi sede del Comune — e dal Duomo con facciata barocca il cui campanile poggia su blocchi di tufo etruschi.

Il percorso all'interno del Sacro Bosco dura circa un'ora. Le sculture si susseguono tra alberi secolari, ruscelli e vegetazione lussureggiante, creando un'atmosfera sospesa tra sogno e realtà.

Ancora oggi, ogni visitatore interpreta il parco a modo suo. Forse è proprio questo il vero scopo che Vicino Orsini aveva in mente: un luogo dove "ogni pensiero vola" e dove ciascuno può trovare il proprio significato.

Informazioni utili:

  • Dove: Bomarzo, provincia di Viterbo (Lazio)
  • Quando fu creato: 1547
  • Superficie: circa 3 ettari
  • Architetto: Pirro Ligorio
  • Scultore: Simone Moschino
  • Numero di sculture: oltre 30 opere principali

Il Sacro Bosco di Bomarzo resta uno dei misteri più affascinanti del Rinascimento italiano: un capolavoro incompreso, nato per ragioni che forse non sapremo mai.

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Nicola

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