C'è un luogo, nel sud della Sicilia, dove la Grecia antica non è mai finita.
Colonne doriche color miele si stagliano contro un cielo così blu da sembrare dipinto. Mandorli e ulivi centenari circondano rovine che hanno attraversato venticinque secoli. E un tempio, uno in particolare, è rimasto così intatto da rivaleggiare con il Partenone di Atene.
Non serve prendere un volo per il Peloponneso. Basta arrivare qui.
Un'acropoli dimenticata
Nel VI secolo a.C., coloni provenienti da Gela e dall'isola di Rodi fondarono una città su un altopiano naturalmente difeso, tra due fiumi e una collina che guardava il mare. La chiamarono Akragas.
In meno di un secolo divenne una delle polis più ricche del Mediterraneo. I templi che sorsero lungo la cresta meridionale non erano solo luoghi di culto, ma dichiarazioni di potenza, costruiti per impressionare chiunque arrivasse dal porto.
Nel 495 a.C. vi nacque il filosofo Empedocle, che qui elaborò la teoria dei quattro elementi. Pindaro, il poeta greco, la definì "la più bella città dei mortali".
Poi arrivò Cartagine.
La catastrofe e la rinascita
Nel 406 a.C. le truppe cartaginesi misero a ferro e fuoco la città. Gli scavi archeologici hanno riportato alla luce oggetti abbandonati in fretta dagli abitanti in fuga, sepolti sotto le macerie delle case crollate.
La città risorse, cambiò padrone più volte, passò ai Romani nel 210 a.C. con il nuovo nome di Agrigentum. Ma il suo splendore ellenico era ormai un ricordo.
Per secoli i templi rimasero abbandonati, saccheggiati, trasformati in cave di pietra. Finché, nel VI secolo d.C., un vescovo di nome Gregorio ebbe un'idea che avrebbe cambiato tutto.
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Il tempio che sopravvisse
Gregorio consacrò il tempio più grande ai Santi Pietro e Paolo, trasformandolo in basilica cristiana. Fu questa conversione, paradossalmente, a salvarlo dalla distruzione.
Oggi quel tempio, costruito intorno al 440-430 a.C., è considerato uno dei meglio conservati dell'intero mondo greco, insieme al Partenone e al Tempio di Efesto ad Atene.
Trentaquattro colonne doriche, alte quasi sette metri, reggono ancora la trabeazione originale. I frontoni sono intatti. La pietra calcarea locale, color giallo ocra, si accende di rosa al tramonto.
A differenza dei templi greci costruiti in marmo bianco, qui tutto è fatto di calcarenite siciliana. Un dettaglio che rende questo luogo unico, diverso da qualsiasi sito archeologico della Grecia stessa.
Giganti di pietra
Non lontano sorge ciò che resta del Tempio di Zeus Olimpio, il terzo più grande mai costruito nel mondo greco antico.
A reggere il suo peso c'erano i telamoni, statue colossali alte otto metri che raffiguravano figure maschili con le braccia alzate. Uno di questi giganti giace oggi a terra, accanto alle rovine, come un guardiano addormentato.
L'originale si trova nel museo archeologico poco distante, dove è possibile ammirarlo in tutta la sua imponenza.
Goethe e il Grand Tour
Johann Wolfgang von Goethe arrivò qui il 25 aprile 1787, durante il suo celebre viaggio in Italia.
Nel suo diario scrisse che il tempio principale aveva "resistito ai secoli" e che la sua "linea snella" lo avvicinava al concetto ideale di bellezza. Un'impressione che da allora non ha smesso di attirare viaggiatori da tutto il mondo.
Da quelle pagine partì il mito di questo luogo, tappa obbligata del Grand Tour, meta di artisti, scrittori, archeologi.
Un parco tra i mandorli
Oggi il sito si estende per 1300 ettari, il più grande parco archeologico del Mediterraneo. Gran parte dell'antica città è ancora sepolta sotto campi coltivati e uliveti.
Ogni febbraio, quando i mandorli fioriscono, il paesaggio si tinge di bianco e rosa. La Sagra del Mandorlo in Fiore celebra questo spettacolo con un festival internazionale del folklore che attira visitatori da decenni.
Camminare qui significa attraversare duemila e cinquecento anni di storia. Dal culto pagano alla basilica cristiana, dal saccheggio medievale alla riscoperta illuminista.
Dove si trova
Il luogo si chiama Valle dei Templi e si trova ad Agrigento, sulla costa meridionale della Sicilia.
Dal 1997 è patrimonio UNESCO, riconosciuto come "una delle più grandi città del mondo antico, conservata in condizioni eccezionalmente intatte".
Un pezzo di Grecia che l'Italia custodisce da venticinque secoli. E che, a differenza di molti originali greci, è ancora quasi perfettamente in piedi.






