Nel gennaio 1956, mentre l'Italia si preparava a ospitare le prime Olimpiadi invernali della sua storia, il comitato organizzatore aveva un problema.
Serviva una pista per il pattinaggio di velocità. Una pista vera, lunga quattrocento metri, veloce come si conveniva ai migliori atleti del mondo.
Ma a Cortina d'Ampezzo, sede ufficiale dei Giochi, quella pista non c'era.
Una soluzione che sapeva di follia
Gli organizzatori scelsero di gareggiare su un lago ghiacciato.
Non una pista artificiale, non una struttura costruita per l'occasione. Un lago vero, a oltre 1.750 metri di altitudine, circondato da alcune delle montagne più spettacolari delle Dolomiti.
Gli esperti scandinavi, maestri indiscussi della disciplina, storsero il naso. La Svezia coltivava ambizioni di medaglia e non gradiva sperimentazioni. Ma dopo accurati sopralluoghi, anche i più scettici dovettero arrendersi all'evidenza.
Quel lago poteva funzionare. Anzi, poteva essere perfetto.
Il problema del ghiaccio vivo
C'era però un ostacolo tecnico non trascurabile.
L'acqua, quando gela, si espande. Il ghiaccio tende a sormontare le rive, creando fenditure e irregolarità sulla superficie. Per una gara olimpica, anche la minima imperfezione era inaccettabile.
La soluzione fu tanto ingegnosa quanto ardita. Gli Alpini, con grandi seghe, tagliarono il ghiaccio tutto attorno all'anello di gara, creando un canale largo circa un metro.
La pista divenne così un'isola galleggiante: il ghiaccio poteva espandersi liberamente verso l'esterno, mentre la superficie di gara restava perfettamente liscia.
Il ghiaccio di risulta non fu gettato via. Fu caricato sui camion e portato a Cortina, dove, opportunamente sagomato, servì a rinforzare le curve della pista da bob nei punti di maggiore usura.
Nulla andava sprecato, in quell'Italia che stava costruendo il suo miracolo economico.
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Quattro giorni a venticinque sotto zero
Le gare si svolsero dal 28 al 31 gennaio.
Il freddo fu spietato: le temperature scesero fino a meno venticinque gradi, condizionando in parte l'afflusso del pubblico sulle tribune da quattromila posti.
Ma il ghiaccio si rivelò straordinariamente veloce. La grana fine e l'altitudine, con la conseguente rarefazione dell'aria, crearono condizioni ideali per i record.
I sovietici dominarono, portando a casa tre ori su quattro gare. Yevgeny Grishin, soprannominato "la saetta nera" per il colore della sua tuta, vinse sia i 500 che i 1.500 metri, stabilendo il record del mondo in quest'ultima distanza insieme al connazionale Yurij Michajlov.
L'unico a spezzare l'egemonia sovietica fu lo svedese Sigvard Ericsson, che si impose sui 10.000 metri.
L'ultima volta nella storia
Quelle gare segnarono un passaggio d'epoca.
Fu infatti l'ultima volta, nella storia delle Olimpiadi, che il pattinaggio di velocità si disputò su ghiaccio naturale. Da quel momento in poi, tutte le competizioni olimpiche si sarebbero svolte su superfici artificiali, in impianti coperti, con temperature e condizioni controllate.
Il romanticismo del ghiaccio vivo, delle tribune a cielo aperto, delle montagne che facevano da cornice, si chiuse per sempre in quei quattro giorni di gennaio.
Una corona di giganti
Lo scenario era, ed è ancora oggi, mozzafiato.
Attorno allo specchio d'acqua si ergono alcune delle vette più iconiche delle Dolomiti: le Tre Cime di Lavaredo, i Cadini, il Cristallo, il Piz Popena, il Sorapiss. Una corona di roccia dolomitica che si riflette nell'acqua, creando cartoline naturali difficili da dimenticare.
L'aria, già nell'Ottocento, era considerata terapeutica. La purezza del microclima rese questa località un punto di riferimento per la cura delle malattie respiratorie.
Il nome nascosto tra le Dolomiti
Questo luogo si trova nel comune di Auronzo di Cadore, in provincia di Belluno, a poco più di dieci chilometri da Cortina d'Ampezzo.
È il Lago di Misurina, il più grande lago naturale del Cadore.
Oggi d'inverno la sua superficie torna a ghiacciare e i visitatori possono camminare su quello stesso specchio che, quasi settant'anni fa, vide sfrecciare i migliori pattinatori del mondo.
Senza una pista. Con un lago intero al suo posto.






