Il borgo umbro dove puoi esplorare 1200 grotte sotterranee come in un videogame medievale

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Nicola

Il borgo umbro dove puoi esplorare 1200 grotte sotterranee come in un videogame medievale

Esiste un posto in Italia dove camminare significa attraversare epoche. Non solo in superficie, ma anche in profondità, dove le pietre raccontano storie che risalgono a quasi tremila anni fa.

Per arrivarci bisogna alzare lo sguardo. Una rupe di tufo si innalza come un bastione naturale sopra la valle di un affluente del Tevere. Lì sopra, gli Etruschi fondarono una delle città più potenti della loro confederazione. La chiamavano Velzna e per secoli fu un centro di commerci, religione e potere.

Ma quello che rende questo luogo unico non è visibile a occhio nudo.

Scendere nel buio

Alla fine degli anni Settanta, una frana imponente scosse la rupe nei pressi del celebre Duomo gotico. Fu un campanello d'allarme per la stabilità del masso tufaceo, ma anche l'inizio di un'avventura.

Un gruppo di speleologi locali decise di esplorare le misteriose aperture che punteggiavano le pareti verticali della roccia. Si calarono lungo le falesie, assicurati a corde. Scoprirono che la diceria popolare, secondo cui la città era "tutta vuota, sotto", non era affatto un'esagerazione.

Il censimento ha portato alla luce oltre 1.200 cavità artificiali: grotte, cunicoli, pozzi, cisterne. Un intero mondo sotterraneo scavato, utilizzato e poi dimenticato.

Picconata dopo picconata, generazione dopo generazione.

Tre millenni di scavo

La roccia vulcanica che compone la rupe è facile da lavorare. Gli Etruschi lo capirono subito. Costruirono pozzi per raggiungere le falde acquifere, cisterne per raccogliere la pioggia, cunicoli lunghi decine di metri per garantire l'approvvigionamento idrico. Alcune di queste cisterne, risalenti al V secolo a.C., utilizzano tecniche costruttive sofisticate.

Velzna resistette a un assedio romano di due anni proprio grazie a questa rete di infrastrutture invisibili. L'autosufficienza idrica trasformò la rupe in una fortezza naturale.

Nel Medioevo, gli abitanti continuarono a scavare. Realizzarono enormi cave di pozzolana, il materiale con cui costruirono i monumenti visibili ancora oggi in superficie. Aprirono "butti", pozzi per lo smaltimento dei rifiuti domestici, che secoli dopo avrebbero restituito preziose ceramiche.

I colombari e il frantoio

Una delle scoperte più curiose riguarda i colombari. Stanze sotterranee le cui pareti sono traforate da centinaia di piccole nicchie quadrate, disposte su più livelli. Erano alloggi per i colombi, allevati a scopo alimentare fin dal Medioevo. Le carni erano considerate pregiate, destinate a puerpere, bambini e anziani.

Vicino al Duomo, si trova ancora un antico frantoio scavato nella roccia. Macine in basalto, vasche per la raccolta delle sanse, un focolare, mangiatoie per gli animali da soma. Era il cuore produttivo dell'olio cittadino, attivo almeno fino alla fine del Seicento.

Ogni ambiente sotterraneo aveva una funzione precisa. Nulla veniva sprecato.

Il tufo come libro di storia

Esplorare queste cavità è come sfogliare un manuale di archeologia. Si riconoscono i segni lasciati dagli strumenti etruschi, le modifiche medievali, gli ampliamenti rinascimentali. Le cosiddette "pedarole", piccole tacche scavate nelle pareti dei pozzi, servivano agli operai per salire e scendere senza bisogno di corde.

Un noto archeologo ha definito le 1.200 grotte come "1.200 saggi di scavo archeologico sotto la città". Ogni cantina, ogni cisterna, ogni cunicolo conserva tracce delle epoche precedenti.

La città di sopra è cambiata nel corso dei secoli. Quella di sotto, in buona parte, è rimasta intatta.

Un'esperienza che somiglia a un gioco

Camminare in questi ambienti sotterranei regala sensazioni particolari. Scalette strette, passaggi angusti, improvvise aperture su sale più ampie. La luce filtra da feritoie che un tempo permettevano ai colombi di entrare e uscire.

C'è qualcosa di videoludico in questa esplorazione. Ogni svolta rivela un nuovo ambiente. Ogni cavità nasconde una storia. Il senso dell'orientamento si perde facilmente in un dedalo che si snoda per centinaia di metri.

Non servono armature né spade. Basta la curiosità.

Quale è il borgo

Questo borgo umbro, arroccato su una rupe di tufo che domina la valle del fiume Paglia, è Orvieto.

La città che in superficie custodisce uno dei capolavori dell'arte gotica italiana, il Duomo con la sua facciata di mosaici dorati e i bassorilievi scolpiti da Lorenzo Maitani. E che nel sottosuolo conserva un patrimonio altrettanto straordinario, nascosto per secoli e riscoperto solo di recente.

Oggi è possibile visitare alcune di queste cavità con percorsi guidati che partono da Piazza Duomo. Un'ora circa per attraversare tremila anni di storia. Per toccare con mano le pareti scavate dagli Etruschi, osservare le nicchie dei colombari, immaginare il rumore delle macine del frantoio.

Un'avventura sotterranea nel cuore dell'Italia, dove l'archeologia diventa esperienza. E dove ogni passo in profondità è un passo indietro nel tempo.

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Nicola

Appassionato di viaggi e cultura, ama esplorare città, borghi e luoghi meno battuti. Racconta ciò che scopre con curiosità e uno sguardo attento ai dettagli che fanno la differenza.

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