C'è un borgo nell'Italia centrale che sorprende. Non per un campanile dorato, né per una sala con affreschi famosissimi. A sorprendere sono le strade.
Camminando tra i vicoli, ci si accorge a poco a poco che nessuna via va in linea retta. Curvano tutte. Si ripiegano, descrivono archi. Un vicolo, poi un altro, poi un altro ancora: tutti seguono la stessa traiettoria, come cerchi disegnati da mano ferma con un compasso.
Non è un effetto ottico. È la struttura del borgo stesso.
Il compasso dei medioevali
Questa disposizione a cerchi concentrici, più precisamente a ellissi concentriche, non è un capriccio architettonico. È un sistema di difesa militare medievale tra i più raffinati del suo tempo.
L'idea era semplice e brutalmente efficace: mura dopo mura, anello dopo anello, ogni livello di case aggiungeva un ostacolo a chi tentasse di entrare con la forza. Il nucleo originario, il castello, restava nascosto al centro, protetto da questa spirale di pietra.
Le mura erano affiancate da due fossati. Due porte, una verso Perugia una verso Firenze, erano gli unici varchi nel perimetro.
Tre piazze, tre livelli
Il borgo si arrampica sulla cima di un crinale, a circa 440 metri di altitudine. La posizione non era scelta per il panorama, ma per un ruolo strategico: da qui si controllavano le rotte che costeggiavano un lago.
La salita attraverso il centro storico è anche un salto di quota. Tre piazze, a tre altezze diverse, collegate da vicoli che salgono come una scala a chiocciola.
La più bassa ospita una fontana in travertino, nata come cisterna nel 1473 e trasformata in fontana nel 1903. La seconda è dominata dalla Collegiata di San Michele Arcangelo. La più alta, quella che chiude il percorso, ospita un Palazzo del Podestà risalente al Trecento: qui, nel Medioevo, sedeva il potere civile.
I più letti oggi:
Il pittore che guarda fuori dalla finestra
Poco prima delle mura sorge una piccola chiesa.
Al suo interno si trova uno degli affreschi più raffinati che il Rinascimento abbia lasciato in un luogo così raccolto: il "Martirio di San Sebastiano", dipinto nel 1505 da Pietro Vannucci, meglio noto come il Perugino. L'opera è firmata e datata dall'artista stesso.
La scena è dolce, quasi teatrale. Il santo sopravvive alle frecce degli arcieri, che attorno a lui si muovono come danzatori. In alto, il Padre Eterno si affaccia benedicente, circondato da angeli.
Il vero colpo di scena, però, è sullo sfondo. Dietro gli archi del portico immaginario, il Perugino ha dipinto un paesaggio direttamente ispirato alla vista reale che si godeva dall'esterno della chiesa: un lago, le sue colline. Il pittore ha portato dentro il muro ciò che era già lì, fuori.
Un'arte ricamata
C'è anche un altro tesoro, più discreto ma non meno raffinato: il ricamo su tulle.
Una tecnica tramandata dalle donne del borgo, nata nel Seicento in un collegio religioso locale. Quasi scomparsa nel 1872, quando il collegio chiuse. Poi, negli anni Trenta del Novecento, una donna di nome Anita Belleschi Grifoni la riprese in mano: fondò una scuola, creò un marchio e trasformò questa arte in un prodotto cercato dalle famiglie più facoltose d'Italia, tra cui Casa Savoia.
Ancora oggi nel borgo si ricama su tulle. Il museo dedicato a questa arte si trova nella vecchia chiesa di Sant'Agostino.
Guerrieri e poeti
Il borgo ha dato i natali anche a figure di tutt'altra natura. Nel 1331 nacque qui Giacomo Paneri, noto come Boldrino, uno dei più temibili capitani di ventura del suo tempo. Nel 1530 nacque invece Cesare Caporali, un poeta giocoso: ancora oggi un piccolo teatro nel cuore del borgo porta il suo nome, costruito nel XVIII secolo e tra i più piccoli d'Italia.
Nel corso dei secoli, questo borgo ha ospitato papa Innocenzo III, l'imperatore Enrico VII e papa Paolo III, che nel 1543 lo elevò a rango di "Terra Insigne". Oggi è uno dei Borghi più Belli d'Italia e porta la Bandiera Arancione del Touring Club Italiano.
Si chiama Panicale. Sorge sui colli a sud del Lago Trasimeno, in provincia di Perugia. L'arte del ricamo che ancora oggi si pratica tra le sue mura ha un nome proprio, noto in tutto il mondo: l'Ars Panicalensis.
E quelle ellissi concentriche che si percorrono camminando — quella geometria che sembra troppo perfetta per essere nata dal caso, non sono un'illusione. Nel Medioevo, qualcuno le ha davvero tracciate. Con tutta la precisione che un compasso poteva garantire.






