C'è un sentiero in Abruzzo che nasconde una sorpresa: la vedi solo da un punto preciso

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Nicola

C'è un sentiero in Abruzzo che nasconde una sorpresa: la vedi solo da un punto preciso

Esistono luoghi che si rivelano solo a chi sa aspettare. Luoghi che custodiscono un segreto visibile unicamente da una certa angolazione, a una certa altezza, in un momento preciso del cammino.

Nell'Appennino centrale, tra i Monti Marsicani, uno specchio d'acqua color smeraldo si nasconde tra le montagne. In realtà, non nasconde solo se stesso. Nasconde la propria forma.

Un lago che cambia aspetto

Chi lo osserva dalle sue rive vede un bacino allungato, irregolare, circondato da vegetazione fitta e cime che superano i mille metri. Chi consulta una mappa satellitare nota una sagoma che non ha nulla di particolare.

Eppure questo lago è diventato celebre per una forma che, tecnicamente, non possiede.

La spiegazione sta in un gioco di prospettiva. Un trucco della natura che si svela soltanto a chi decide di salire, di faticare un po', di raggiungere un punto sopraelevato dove il paesaggio si ricompone in modo inatteso.

Da lassù, le montagne sembrano abbracciare l'acqua. I contorni del lago si stringono, le sponde si incurvano. E all'improvviso compare un cuore perfetto, azzurro e verde, incastonato nel folto dei boschi.

Il cammino verso la rivelazione

Il sentiero che porta a questo belvedere si snoda per circa due chilometri, con un dislivello di poco meno di 250 metri. Non è impegnativo, ma richiede scarpe adatte e un minimo di preparazione.

Si parte dalle rive del lago oppure dal borgo medievale che lo sovrasta. Entrambi i percorsi convergono verso lo stesso punto: un piccolo eremo in pietra dedicato a Sant'Egidio, costruito in stile romanico rurale.

L'eremo esisteva già nel 1612, quando un documento parla di un eremita di nome Matteo che lo custodiva. Durante la pestilenza del 1656, la popolazione locale invocò la protezione del santo. Da allora, ogni anno il primo settembre si celebra una processione che sale fin quassù.

Il cammino attraversa un bosco ombroso, dove la luce filtra tra le chiome degli alberi. Ogni tanto si aprono scorci sul lago sottostante, anticipazioni parziali di ciò che verrà.

Il momento della scoperta

Superato l'eremo, il sentiero prosegue per pochi minuti fino a una cengia naturale. Qui qualcuno ha sistemato una panchina.

È il punto esatto.

Il lago appare a forma di cuore. Non è un'illusione, non è un fotoritocco. È pura geometria del paesaggio, un allineamento casuale tra morfologia del terreno, profilo delle montagne e posizione dell'osservatore.

Dalle cartine geografiche e dalle immagini satellitari questa forma non emerge. È come se il lago avesse deciso di rivelare il proprio segreto solo a chi compie lo sforzo di raggiungerlo a piedi, guadagnandosi la vista passo dopo passo.

Un paesaggio nato da una catastrofe

L'origine di questo lago è antica e violenta. Migliaia di anni fa, una gigantesca frana si staccò dal Monte Genzana e precipitò a valle. I detriti sbarrarono il corso di un fiume, il Tasso, creando un bacino naturale.

Gli studi geologici collocano l'evento tra i 12.000 e i 3.000 anni fa. Il risultato è oggi il lago naturale più grande della regione, con una profondità che nei periodi di piena può raggiungere i 36 metri.

Attorno a questo specchio d'acqua, a circa 922 metri di altitudine, si è sviluppata nei secoli una comunità che ha conservato tradizioni straordinarie. Un borgo medievale dove ancora oggi alcune donne indossano il costume tradizionale, dove gli artigiani lavorano la filigrana e ricamano al tombolo.

Il borgo dei fotografi

Questo angolo d'Abruzzo ha attirato nel Novecento alcuni dei più grandi nomi della fotografia mondiale. Henri Cartier-Bresson, padre del fotogiornalismo, arrivò qui nei primi anni Cinquanta e scattò immagini che oggi fanno parte della storia della fotografia.

Uno dei suoi scatti più celebri, che lui stesso definì "la foto", ritrae una scena quotidiana davanti a una chiesa: donne e bambini catturati in un istante di perfetta armonia.

Anche Mario Giacomelli rimase folgorato da questi luoghi. La sua fotografia "Il bambino di Scanno", del 1957, è esposta al MoMA di New York. Ritrae un bambino che cammina con le mani in tasca, unico soggetto a fuoco in mezzo a figure sfocate.

Una targa commemorativa in piazza San Rocco ricorda questi maestri. Esiste persino una "Strada dei Fotografi" che attraversa il centro storico.

Il Sentiero del Cuore

Il percorso che porta al belvedere si chiama Sentiero del Cuore e si trova a Scanno, in provincia dell'Aquila. Il lago porta lo stesso nome del borgo.

Percorrerlo richiede circa un'ora di cammino, forse qualcosa di più se ci si ferma all'eremo o alla fontana poco distante. Il ritorno può seguire lo stesso tracciato oppure una variante che scende più direttamente verso le rive.

È un'escursione adatta a tutti, compresi i bambini. L'unica accortezza riguarda il punto panoramico finale, dove non ci sono parapetti.

Il momento migliore per ammirare il lago a forma di cuore è la mattina presto o il tardo pomeriggio, quando la luce radente accende i colori dell'acqua e delle montagne circostanti.

Un cuore che esiste solo se sai dove guardare. Un segreto che il paesaggio rivela a chi ha la pazienza di cercarlo.

Foto dell'autore

Nicola

Appassionato di viaggi e cultura, ama esplorare città, borghi e luoghi meno battuti. Racconta ciò che scopre con curiosità e uno sguardo attento ai dettagli che fanno la differenza.

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