Il lago di Vico occupa il cratere di un vulcano spento nei Monti Cimini, tra Ronciglione e Caprarola, in provincia di Viterbo. È il lago vulcanico più alto d'Italia, a circa 510 metri sul livello del mare e uno dei pochi in Europa circondato ancora da una faggeta quasi intatta.
La leggenda della clava di Ercole
La storia che si racconta da secoli su questo lago ha come protagonista Ercole. Secondo la leggenda, l'eroe arrivò nella zona dei Cimini e sfidò gli abitanti del luogo a una prova di forza: conficcò la sua enorme clava nel terreno e disse che chi fosse riuscito a estrarla avrebbe dimostrato di essere più forte di lui. Nessuno ci riuscì. Quando Ercole la strappò via dal suolo, dal buco lasciato nel terreno cominciò a sgorgare acqua in quantità tale da riempire tutta la conca, formando il lago.
La leggenda ha radici antiche. Ne parlano diversi autori latini e la si ritrova in varie forme nella tradizione locale. Il nucleo del racconto resta sempre lo stesso: un gesto sovrumano che spiega l'origine di un bacino d'acqua dentro un cratere. È un classico esempio di mito eziologico, cioè un racconto inventato per dare una spiegazione poetica a qualcosa che esiste in natura. In realtà il lago si è formato circa 100.000 anni fa, quando l'attività vulcanica del vulcano Cimino si è esaurita e il cratere si è riempito di acqua piovana e sorgiva nel corso dei millenni.
Il monte Venere, che si alza sulla sponda occidentale del lago come un cono boscoso, è in realtà un piccolo vulcano secondario cresciuto dentro il cratere principale. Vista dall'alto, la forma del lago con il monte Venere che sporge al suo interno ricorda vagamente una mezzaluna. Questo dettaglio geologico rende il paesaggio diverso da quello degli altri laghi vulcanici laziali come Bolsena o Bracciano, che hanno forme più regolari.
La storia del luogo, dagli Etruschi ai Farnese
La zona intorno al lago era abitata già in epoca preistorica. Gli Etruschi conoscevano bene i Monti Cimini e li consideravano una foresta sacra e impenetrabile. I Romani per lungo tempo evitarono di attraversarla: lo storico Tito Livio racconta che la selva Cimina era considerata più spaventosa delle foreste della Germania. Solo nel 310 a.C. il console Quinto Fabio Rulliano osò attraversarla con il suo esercito, aprendo la strada alla conquista dell'Etruria meridionale.
Nel Medioevo la zona passò sotto il controllo di varie famiglie nobiliari. Il cambiamento più significativo arrivò con i Farnese nel Cinquecento. La famiglia, che aveva il proprio centro di potere proprio qui, fece costruire a Caprarola il celebre Palazzo Farnese, una villa pentagonale progettata dal Vignola che è uno dei capolavori dell'architettura rinascimentale italiana. Il palazzo domina il paese dall'alto e i suoi giardini si estendono sul versante che guarda verso il lago. Chi visita il lago di Vico senza fare una sosta a Palazzo Farnese si perde metà del senso di questo territorio.
Ronciglione, sull'altro versante, ha una storia altrettanto densa. Il suo centro storico medievale, arroccato su uno sperone di tufo, conserva vicoli stretti, chiese e i resti di una rocca. Il paese è noto anche per il suo carnevale storico, uno dei più antichi del Lazio, con la tradizionale corsa dei cavalli a pelo, cioè senza sella, lungo il corso principale.
I più letti oggi:
La Riserva Naturale e cosa si trova oggi
Dal 1982 il lago e i boschi circostanti sono protetti dalla Riserva Naturale Regionale del Lago di Vico. La riserva copre circa 3.240 ettari e comprende il lago, la faggeta del monte Venere, le zone umide lungo le sponde e i noccioleti che si estendono sulle colline. Proprio le nocciole sono il prodotto agricolo principale della zona: qui si coltiva la varietà Tonda Gentile Romana, usata dall'industria dolciaria e tutelata come prodotto DOP.
Il lago ha una superficie di circa 12 chilometri quadrati e una profondità massima intorno ai 48 metri. Le sue acque sono dolci e relativamente pulite, anche se negli ultimi decenni l'uso intensivo di fertilizzanti nei noccioleti circostanti ha causato fenomeni di eutrofizzazione, cioè un eccesso di nutrienti nell'acqua che favorisce la crescita anomala di alghe. È un problema noto e monitorato, che non impedisce la fruizione del lago ma che ha portato a limitazioni sulla balneazione in alcune zone e in certi periodi dell'anno.
La fauna è ricca. Il lago è un punto di sosta importante per gli uccelli migratori: si avvistano regolarmente aironi, cormorani, folaghe e, nei mesi invernali, diverse specie di anatre. Tra i boschi vivono cinghiali, tassi, volpi e diversi rapaci. La faggeta del monte Venere, in particolare, è un ambiente raro a questa altitudine e latitudine, conservato proprio grazie all'umidità del cratere.
Come organizzare la visita
Il lago di Vico si raggiunge da Roma in circa un'ora e mezza di auto, prendendo la Cassia bis fino a Monterosi e poi salendo verso Ronciglione. Da Viterbo la distanza è di circa 30 chilometri. Non esiste un collegamento ferroviario diretto: la stazione più vicina è quella di Capranica-Sutri sulla linea Roma-Viterbo, ma da lì serve un'auto o un passaggio perché non ci sono autobus frequenti per il lago.
La strada provinciale Cimina attraversa la zona e offre diversi punti di accesso alle sponde. Il versante più frequentato è quello orientale, dove si trovano alcune aree attrezzate con tavoli, parcheggi e accesso diretto all'acqua. In estate funzionano un paio di stabilimenti con noleggio di canoe e pedalò. La balneazione è consentita nelle zone segnalate, ma conviene verificare prima della partenza perché le ordinanze cambiano di anno in anno in base alla qualità dell'acqua.
Per chi vuole camminare, il sentiero che sale al monte Venere è il percorso più bello. Si parte dalla sponda occidentale del lago, vicino alla località Poggio Cavaliere e in circa 40 minuti di salita si arriva in cima, a 838 metri. Il sentiero attraversa la faggeta ed è ben segnato. Non è impegnativo, ma serve calzatura da trekking perché il fondo è spesso umido e scivoloso, soprattutto in autunno. Dalla cima la vista sul lago e sulla campagna circostante ripaga la fatica.
Un altro percorso molto frequentato è il giro del lago, che si può fare a piedi o in bicicletta. Il circuito completo misura circa 18 chilometri su strada asfaltata con poco traffico. In bici si copre in un'ora abbondante, a piedi servono circa quattro ore con qualche sosta. Il dislivello è minimo perché si resta sempre a quota lago.
Periodi migliori e consigli pratici
| Periodo | Condizioni | Attività consigliate |
|---|---|---|
| Aprile e maggio | Temperature miti, boschi verdi, poche persone | Trekking, birdwatching, visita a Caprarola |
| Giugno e luglio | Caldo ma ventilato, lago balneabile | Canoa, nuoto, giro in bici |
| Ottobre e novembre | Foliage nella faggeta, colori intensi | Escursione al monte Venere, fotografia |
| Inverno | Freddo, nebbia frequente, pochi servizi aperti | Passeggiate brevi, visita ai borghi |
Agosto è il mese più affollato e il meno consigliabile: le aree attrezzate si riempiono presto, il parcheggio diventa un problema e il lago perde quella tranquillità che è il suo punto di forza. Se puoi scegliere, la primavera e l'autunno sono i momenti in cui questo posto dà il meglio.
Per mangiare, sia Ronciglione che Caprarola hanno trattorie dove si trovano piatti locali: pasta con le nocciole, zuppe di legumi, cinghiale. I prezzi sono quelli di un paese, non di una zona turistica. Non ci sono strutture ricettive sulle sponde del lago stesso, ma nei due paesi si trovano bed and breakfast e qualche agriturismo a prezzi ragionevoli, tra i 60 e i 90 euro a notte per una doppia.
Il lago di Vico è uno di quei posti che molti romani conoscono di nome ma pochi hanno visitato davvero. Sta a meno di cento chilometri dalla capitale, non ha la folla di Bracciano, non ha il turismo organizzato di Bolsena e proprio per questo conserva un carattere che altrove si è perso. Un cratere pieno d'acqua, una faggeta che non dovrebbe esistere a questa latitudine e un mito greco piantato nel tufo del Lazio: è difficile trovare di meglio per una giornata fuori città.






