Lago di Resia e il campanile sommerso: la storia del paese inondato e come raggiungere il luogo

Pubblicato il

Scritto da

Nicola

Lago di Resia e il campanile sommerso: la storia del paese inondato e come raggiungere il luogo

Nel 1950, il paese di Curon Venosta, in Alto Adige, fu svuotato e sommerso dalle acque di un bacino artificiale. Di quel borgo oggi resta visibile solo il campanile romanico del XIV secolo, che spunta dall'acqua del lago di Resia ed è diventato una delle immagini più riconoscibili di tutto il Trentino-Alto Adige.

La storia di Curon Venosta e della diga che cancellò il paese

Curon Venosta, in tedesco Graun im Vinschgau, era un piccolo borgo contadino nella Val Venosta, la valle più occidentale dell'Alto Adige, a pochi chilometri dal confine con Austria e Svizzera. La zona ospitava due laghi naturali, il lago di Resia e il lago di Curon, separati da una striscia di terra su cui sorgeva il paese. Il progetto di unire i due laghi in un unico grande bacino artificiale per produrre energia idroelettrica nacque già negli anni Venti, durante il fascismo, ma la guerra ne bloccò la realizzazione.

Dopo il 1945 il progetto riprese, portato avanti dalla società elettrica Montecatini. Gli abitanti di Curon si opposero con forza. Scrissero al governo italiano, mandarono delegazioni a Roma, il parroco del paese don Josef Rieper arrivò fino in Vaticano per chiedere l'intervento di Papa Pio XII. Non servì a nulla. Nel 1950 le paratie della diga furono chiuse e l'acqua cominciò a salire. Centosessantatré case e quasi tutti i terreni coltivabili della zona finirono sott'acqua. Gli abitanti, circa 900 persone, furono costretti a trasferirsi nel nuovo insediamento costruito più in alto.

I risarcimenti furono minimi e arrivarono con anni di ritardo. Molte famiglie persero tutto: la casa, i campi, il bestiame. Per una comunità contadina di montagna significava perdere l'unica fonte di sostentamento. Alcuni emigrarono in Svizzera o in Austria, altri rimasero nel nuovo Curon, che non aveva niente a che fare con il borgo originale. Era un paese ricostruito in fretta, senza la struttura e i legami del vecchio centro.

Il campanile: perché è rimasto in piedi

La chiesa a cui apparteneva il campanile fu demolita prima dell'allagamento, come quasi tutte le altre strutture del paese. Il campanile trecentesco, però, era vincolato come bene storico dalla Soprintendenza e non poteva essere abbattuto. Fu quindi lasciato al suo posto. Quando il livello dell'acqua salì, il campanile rimase parzialmente sommerso, con la parte superiore che emergeva dal lago.

La struttura è in pietra romanica, robusta, costruita per durare secoli. Il fatto che sia sopravvissuto a più di settant'anni di immersione parziale non è un caso: le fondamenta poggiano su roccia solida e la muratura è spessa. In inverno, quando il lago gela, si può camminare sul ghiaccio fino alla base del campanile. È una scena che viene fotografata migliaia di volte ogni anno, con la torre che emerge da una distesa bianca e piatta circondata dalle montagne.

Il campanile è stato restaurato nel 2009, con lavori di consolidamento della struttura e impermeabilizzazione della parte sommersa. Le campane originali furono rimosse nel 1950, prima dell'allagamento e oggi si trovano nella nuova chiesa parrocchiale di Curon.

Cosa si vede oggi al lago di Resia

Il lago di Resia è il più grande lago dell'Alto Adige: circa sei chilometri di lunghezza e poco più di un chilometro di larghezza. Si trova a 1.498 metri di altitudine, il che significa che d'estate l'acqua resta fredda e d'inverno gela quasi sempre. Il campanile si trova nella parte meridionale del lago, vicino alla sponda orientale, ben visibile dalla strada statale che costeggia il bacino.

Dalla riva il campanile dista poche decine di metri. Lo si vede bene anche senza avvicinarsi troppo, ma per chi vuole arrivare più vicino c'è un breve sentiero che parte dal parcheggio lungo la statale. In estate alcuni operatori locali offrono giri in barca o in stand up paddle, quelle tavole su cui si sta in piedi pagaiando, che permettono di girarci intorno.

Oltre al campanile, lungo la sponda del lago ci sono pannelli informativi che raccontano la storia dell'allagamento con foto d'epoca. A Curon, nel paese nuovo, il museo locale ospita una piccola ma ben fatta esposizione permanente con documenti, lettere degli abitanti e immagini del vecchio borgo prima della sommersione.

Come arrivare al lago di Resia

Il lago si trova nel comune di Curon Venosta, all'estremità nord-occidentale dell'Alto Adige. La strada più diretta da sud è la statale 40, la Via Claudia Augusta, che risale tutta la Val Venosta da Merano. Da Merano al lago sono circa 75 chilometri, poco più di un'ora di auto senza traffico. Da Bolzano ci vogliono circa un'ora e quaranta, passando per la superstrada MeBo fino a Merano e poi proseguendo sulla statale.

Chi arriva dal Brennero, quindi dall'autostrada A22, deve uscire a Bolzano Sud oppure a Vipiteno e poi attraversare il passo di Resia, che è anche il confine con l'Austria. Da Innsbruck il lago si raggiunge in circa un'ora e mezza passando per il Passo di Resia dal versante austriaco: è una strada comoda, senza pedaggi, molto panoramica.

Punto di partenzaDistanzaTempo stimato in auto
Merano75 km1 ora e 10 minuti
Bolzano110 km1 ora e 40 minuti
Innsbruck115 km1 ora e 30 minuti
Milano370 km4 ore
Verona280 km3 ore e 15 minuti

Con i mezzi pubblici la cosa è fattibile ma richiede pazienza. Da Merano partono i treni della Val Venosta fino a Malles, l'ultima stazione della linea. Da Malles si prende l'autobus 273 che sale fino a Curon e al lago di Resia. Il collegamento c'è tutto l'anno, ma d'inverno le corse sono meno frequenti: conviene controllare gli orari sul sito di SAD, la società di trasporti altoatesina.

Quando andare e cosa tenere presente

Il campanile è visibile tutto l'anno, ma l'esperienza cambia molto a seconda della stagione. D'estate, tra giugno e settembre, il livello dell'acqua è al massimo e il campanile emerge per circa due terzi della sua altezza. Il clima è mite di giorno, fresco la sera: siamo pur sempre a 1.500 metri. È il periodo migliore per combinare la visita con escursioni nella zona, che offre sentieri di ogni difficoltà.

D'inverno il lago gela quasi completamente, di solito tra gennaio e marzo. In quel periodo il campanile emerge dal ghiaccio e si può camminare sulla superficie gelata fino alla sua base. È una cosa che fanno in molti, ma serve buon senso: bisogna verificare che lo spessore del ghiaccio sia sufficiente. Quando le condizioni lo permettono, sul lago ghiacciato si pratica anche il kitesurf su ghiaccio, uno sport che attira appassionati da mezza Europa.

Il parcheggio più comodo è quello sulla statale, a pochi passi dalla sponda del lago, gratuito e abbastanza capiente nei giorni feriali. Nei weekend estivi e durante i ponti si riempie in fretta, quindi conviene arrivare entro le dieci di mattina. La zona non ha strutture turistiche pesanti: è un luogo tranquillo, con qualche ristorante e un paio di alberghi a Curon. Chi cerca vita notturna o grandi attrazioni è nel posto sbagliato.

Il peso di quella storia

Il campanile è diventato un simbolo turistico, compare sulle cartoline e sulle copertine delle guide. Ma per gli abitanti di Curon Venosta resta il segno di una ferita mai del tutto rimarginata. La comunità fu sacrificata per interessi economici decisi altrove, senza un reale potere di opposizione. Il fatto che sia successo in una zona di lingua tedesca, in un'Italia del dopoguerra che aveva appena finito di imporre l'italianizzazione forzata sotto il fascismo, aggiunge un livello ulteriore alla vicenda.

Nel 2020 la serie Netflix "Curon" ha portato il luogo all'attenzione di un pubblico molto più ampio, anche se la trama era di pura finzione e con la storia reale aveva poco a che fare. L'effetto, però, è stato un aumento significativo dei visitatori. Chi va al lago di Resia oggi si trova davanti a un paesaggio di grande impatto visivo, ma il campanile che esce dall'acqua non è una scenografia: è quello che resta di un paese che non esiste più, abitato da persone a cui nessuno ha chiesto il permesso.

Foto dell'autore

Nicola

Appassionato di viaggi e cultura, ama esplorare città, borghi e luoghi meno battuti. Racconta ciò che scopre con curiosità e uno sguardo attento ai dettagli che fanno la differenza.