Spiagge libere e pulite in Italia: esistono ancora. Bisogna solo sapere dove guardare

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Licia

Spiagge libere e pulite in Italia: esistono ancora. Bisogna solo sapere dove guardare

Le spiagge libere in Italia coprono ancora circa il 50% del litorale, anche se la percentuale varia molto da regione a regione. Il problema non è che non esistano: è che trovarle richiede un minimo di ricerca, perché nessuno ha interesse a pubblicizzarle.

Perché sembra che non ci siano più

La sensazione che le spiagge libere siano sparite nasce da un fatto concreto: le concessioni balneari in Italia sono oltre 30.000 e occupano le posizioni più comode, quelle vicine ai parcheggi, ai centri abitati, alle strade di accesso. Quando arrivi al mare in una località turistica, la prima cosa che vedi sono file di ombrelloni a pagamento. Le spiagge libere ci sono, ma stanno ai margini, negli spazi tra uno stabilimento e l'altro, oppure in tratti di costa che richiedono qualche minuto di cammino in più.

C'è anche un problema di segnaletica. Molti comuni non indicano chiaramente dove inizia e dove finisce la spiaggia libera. A volte gli stabilimenti si allargano oltre i confini della concessione, piazzando lettini o corde dove non dovrebbero. È illegale, ma succede spesso, soprattutto ad agosto, quando i controlli si diradano e la pressione turistica è al massimo.

Un altro fattore è la manutenzione. Le spiagge in concessione vengono pulite ogni mattina dal gestore. Quelle libere dipendono dal comune, che spesso non ha budget o personale sufficiente. Risultato: la spiaggia libera sembra trascurata, quella a pagamento sembra l'unica opzione civile. Ma non è sempre così e ci sono zone dove la situazione è molto diversa.

Dove cercare: le regioni con più spiagge libere

La distribuzione delle concessioni non è uniforme. Alcune regioni hanno ceduto quasi tutto il litorale ai privati, altre hanno mantenuto ampi tratti accessibili a tutti. La Sardegna è il caso più evidente: gran parte delle sue coste è libera, soprattutto fuori dai centri turistici principali. Spiagge come Cala Mariolu, Cala Goloritzé o le dune di Piscinas non hanno stabilimenti e sono tra le più belle del Mediterraneo.

La Puglia ha ancora molti tratti liberi, soprattutto nel Salento sud e lungo la costa garganica. Il tratto tra Torre dell'Orso e Otranto offre calette raggiungibili a piedi dove non trovi un ombrellone a noleggio. Stessa cosa per la costa tra Vieste e Mattinata, dove le spiagge si raggiungono via sentiero o via mare.

La Sicilia, soprattutto nella parte sud e occidentale, conserva chilometri di litorale senza concessioni. La Riserva dello Zingaro, Calamosche vicino a Noto, la spiaggia di Marinello sotto Tindari: sono tutte libere e ben tenute perché ricadono in aree protette.

Al contrario, la Liguria e buona parte della Romagna hanno percentuali di spiaggia libera molto basse, in alcuni comuni sotto il 30%. In Versilia la situazione è simile. Questo non significa che non esistano tratti liberi, ma trovarli richiede più attenzione.

RegioneSpiagge libere (stima)Zone migliori
SardegnaOltre il 70%Ogliastra, Costa Verde, Gallura interna
PugliaCirca il 60%Salento sud, Gargano nord
SiciliaCirca il 60%Costa sud, Riserve naturali
CalabriaCirca il 55%Costa dei Cedri, Tropea fuori centro
LiguriaSotto il 35%Cinque Terre (sentieri), Levante
Emilia-RomagnaSotto il 30%Tratti residuali tra stabilimenti

Le percentuali sono stime basate sui dati di Legambiente e sui rapporti annuali sul demanio marittimo. Cambiano leggermente di anno in anno, ma il quadro generale è stabile.

Come trovare le spiagge libere nella pratica

Il metodo più affidabile è usare Google Maps in modalità satellite. Zoomi sulla costa che ti interessa e distingui a occhio i tratti con ombrelloni ordinati in fila, che sono stabilimenti, da quelli vuoti o con presenza sparsa. Non è infallibile, perché le immagini satellitari possono essere vecchie di qualche mese, ma funziona nella maggior parte dei casi.

Un altro strumento è il portale del Sistema Informativo del Demanio (SID), gestito dal Ministero delle Infrastrutture. Contiene le mappe delle concessioni demaniali marittime regione per regione. Non è il sito più intuitivo del mondo, ma se hai pazienza ci trovi i confini esatti di ogni concessione e, di conseguenza, gli spazi liberi.

Esistono anche app e siti come FreeSeas o i report di Legambiente che mappano le spiagge libere, ma la copertura non è completa e le informazioni non sempre sono aggiornate. Meglio incrociare più fonti.

Il consiglio più pratico resta questo: quando arrivi in una località balneare, prima di parcheggiare vai all'ufficio turistico o chiedi a un residente. I locali sanno esattamente dove sono i tratti liberi e quali sono tenuti meglio. Spesso si tratta di camminare 300 o 400 metri oltre l'ultimo stabilimento.

La questione della pulizia

Una spiaggia libera non è automaticamente sporca, così come una spiaggia a pagamento non è automaticamente pulita. La differenza la fa chi gestisce quel tratto di costa. I comuni virtuosi organizzano la pulizia quotidiana anche sulle spiagge libere, posizionano cestini, installano docce e garantiscono il servizio di salvataggio, che per legge deve essere presente anche sui tratti non in concessione se sono frequentati.

Alcuni esempi concreti: il comune di Castiglione della Pescaia, in Toscana, mantiene le sue spiagge libere con pulizia meccanica ogni mattina e cestini svuotati due volte al giorno in alta stagione. Stessa cosa a San Vito Lo Capo, in Sicilia, dove la spiaggia principale è in gran parte libera e viene curata come un biglietto da visita del paese.

Dove il comune non arriva, a volte intervengono associazioni di volontari o comitati di residenti che organizzano giornate di pulizia. Ma questo non dovrebbe essere la norma: la manutenzione delle spiagge libere è un obbligo dell'ente locale, non un favore della comunità.

I tuoi diritti sulla spiaggia

La battigia, cioè la striscia di sabbia bagnata dalle onde, è sempre pubblica e transitabile. Nessuno stabilimento può impedirti di camminarci sopra o di stenderti lì. Questo vale ovunque, anche davanti al lido più esclusivo della costiera. È un principio del Codice della Navigazione e non ammette eccezioni.

Se uno stabilimento occupa spazio oltre i limiti della sua concessione, puoi segnalarlo alla Guardia Costiera chiamando il numero 1530 oppure alla polizia municipale del comune. Le segnalazioni servono, soprattutto se sono più di una, perché obbligano l'amministrazione a intervenire.

Nessuno può chiederti di pagare per attraversare uno stabilimento se quella è l'unica via di accesso a una spiaggia libera. Il passaggio deve essere garantito. Se trovi cancelli chiusi o cartelli che vietano il transito verso un tratto libero, stai guardando un abuso.

Quando andare per trovare spiagge libere vivibili

Il periodo fa una differenza enorme. A giugno e a settembre le spiagge libere sono spesso semivuote anche in località famose. L'acqua a settembre è più calda che a giugno, perché ha accumulato calore per tutta l'estate e il sole è meno aggressivo. Se hai flessibilità sulle date, queste due finestre sono le migliori.

Anche l'orario conta. Prima delle 9 di mattina e dopo le 16.30 trovi spazio ovunque. Chi va in spiaggia libera in pieno agosto alle 11 e si lamenta del caos sta facendo una scelta, non subendo una condizione.

Le spiagge libere e pulite in Italia ci sono e non sono poche. Quello che manca è l'abitudine a cercarle con lo stesso impegno che mettiamo nel confrontare i prezzi degli stabilimenti balneari. Basta spostare lo sguardo di qualche centinaio di metri lungo la costa e spesso il mare è lo stesso, l'acqua è la stessa, ma non c'è nessuno a chiederti dieci euro per un lettino.

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Licia

Viaggiatrice curiosa, si emoziona davanti a una piazza nascosta, un affresco o un panorama inatteso. Scrive di viaggi come li racconterebbe a un amico, in modo semplice e diretto.