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SEMINARI ONLINE

Tavola Migrante

Racconti di donne, cibo e cultura

Nel corso dell’evento la donna migrante in questione farà un piatto della sua tradizione culinaria da lei scelto. Il piatto deve essere non solo rappresentativo del paese di provenienza ma anche della sua storia personale, vuoi perchè un piatto tradizionale della sua famiglia, vuoi perchè era consumato in momenti particolari della vita famigliare, vuoi perchè il piatto che più consumavano a casa, vuoi perchè occupa un posto particolare nella sua storia personale. Mentre cucinerà insieme racconteremo la sua storia, da dove viene, come è arrivata qui, ecc. insomma l’incontro sarà una sorta di story telling usando il cibo come mezzo non solo per raccontare la propria storia ma anche per conoscersi e imparare a integrarsi, sia da parte di noi italiani che dalle donne migranti. Gli ospiti italiani potranno intervenire quando vogliono raccontando le loro esperienze e le loro storie di integrazione e incontro di altre culture in cucina e a tavola. Alla fine dell’evento consumeremo simbolicamente insieme il piatto cucinato. Ogni evento si aprirà con un mio breve racconto su un piatto della nostra cucina universalmente considerato “italianissimo” e che invece racconta una storia di ibridazioni, migrazioni e contaminazioni.

SAVE THE DATE

DATA: 17 dicembre 2020
ORE: 16:30 – 18:30

ZOOM LINK
https://us02web.zoom.us/j/8034945601

Meeting ID: 803 494 5601

Il profumo del Saj e l’aroma del caffè

La Bulgaria, L’Etiopia e il Libano e le storie di tradizione e contaminazioni culturali in cucina da madre in figlia

A cura di Stefania Aphel Barzini
Con la partecipazione di Fanaye Terefe, Rita Chahine,
Josephine Abou Abdo e Diana Radeva.

Lo story telling intorno a una tavola tra cibi della tradizione diviene motivo per parlare di storie di cultura e migrazione dando voce alle donne, che ci raccontano di storie familiari e di emancipazione femminile legate al loro Paese di origine.

RITA CHAHINE E JOSEPHINE ABOU ABDO
Sono due giovani amiche libanesi, di 29 e 30 anni che hanno vissuto per alcuni anni a Roma dove hanno frequentato vari Master in Food Design dopo aver lavorato insieme per due anni in uno studio di Design a Beirut. E proprio in Italia hanno deciso di lanciarsi in un progetto che unisse e integrasse gente di diversi paesi e culture e introducesse alla conoscenza dei tanti sapori del Mediterraneo. Il progetto si chiama Saj Stories e vede protagonista un forno, anzi una piastra convessa sulla quale si preparano le Saj, una sorta di tipiche focacce libanesi che poi vengono condite con spezie e altri ingredienti.

Ricette del cuore
Molokhia, una zuppa a base di malva che si accompagna con il riso, e Mahadhi, verdure ripiene con carne, erbe e riso.

Ingredienti preferiti
Olio d’oliva e Aglio

 

FANAYE TEREFE
Fanaye ha 54 anni, è nata in Etiopia e ha svolto per diversi anni con successo il ruolo di addetta Consolare all’Ambasciata della Repubblica di Etiopia in Italia dove ha seguito diversi settori tra i quali quello delle adozioni e degli scambi umanitari. Fanaye si è anche a lungo occupata di diversi dossier commerciali tra Etiopia –Italia inclusi quelli legati all’agro-industria e agro-business. Residente in Italia da 33 anni, Fanaye attualmente lavora come consulente, interprete e mediatrice culturale. Promuove inoltre diversi eventi volti a divulgare nella capitale e a livello nazionale la cultura, la tradizione e i simboli legati alla cultura e alla cucina dell’Etiopia, che sono sue grandi passioni. Collaboratrice della comunità Etiope di Roma, che sostiene anche con l’organizzazione di eventi gastronomici, ha aderito con entusiasmo al progetto “Gli Italiani di oggi: cibo, gusti e ibridazioni” occupandosi della disseminazioni dei questionari con ruolo di moderatore culturale e di varie attività promozionali e di visibilità in esso inserite.

Ricette del cuore
Dorowot

Ingredienti preferiti
Peperoncino

 

DIANA RADEVA
Diana è una giovane donna bulgara di 23 anni. Otto anni fa l’amore l’ha portata in Italia dove ha iniziato un nuovo capitolo nella sua vita personale e professionale. E’ laureata in ingegneria civile ma ormai da anni lavora nel meraviglioso mondo del volontariato, aiutando con passione gli altri. Ama fare la spesa al mercato, selezionare con cura i prodotti, che mette in tavola, sperimentare con gli ingredienti e preparare piatti vegetariani.

Ricette del cuore
Banitsa, una sorta di pizza di pasta fillo con formaggio e uova, sempre presente a tavola a Capodanno, quando si inseriscono dentro i bigliettini della fortuna.

Ingredienti preferiti
Il Krave Sirene, formaggio bulgaro di mucca simile alla Feta greca DOP.

CONTATTI

DIRITTI DEL PROGETTO

Stefania Aphel Barzini

Stefania lavora da anni come scrittrice e organizzatrice di eventi didattici/culturali nel settore food, con un focus sugli aspetti antropologici e culturali del cibo.

Nel corso della sua collaborazione decennale con Gambero Rosso Channel, in veste di autrice, si è in particolare occupata degli aspetti identitari del cibo per gli italiani d’America, girando una serie in 10 puntate dal titolo Little Italy, raccontando l’importanza del cibo come strumento identitario nelle comunità Italo-Americane di prima, seconda e terza generazione. Ha svolto, proprio su questo tema una lunga ricerca tra i materiali di varie Università e Istituti di ricerca in giro per gli Stati Uniti, dove ha risieduto per anni, e collezionando una serie di racconti e filmati.

Il tema del cibo come strumento identitario, le ibridazioni e i cambiamenti avvenuti nei modi di mangiare e di nutrirsi degli italiani è stato poi studiato e analizzato, tra le altre cose, in alcuni suoi libri, in particolare in Così Mangiavamo un excursus nei modi del mangiare degli italiani dal dopoguerra ad oggi e in Fornelli d’Italia, un libro che analizza i cambiamenti avvenuti nelle tavole e nelle cucine del nostro Paese dall’Unità d’Italia ad oggi, attraverso uno sguardo e una lettura di genere. Ha inoltre lavorato a lungo con comunità di migranti in Italia, soprattutto donne migranti e rifugiate dei centri di accoglienza, organizzando eventi in cui integrazione e convivenza passano attraverso la lente del cibo come elemento culturale, identitario ma anche e soprattutto unificatore.